Le rose di Joni Mitchell
Il seguito di Blue fu l’inizio di una svolta
Cosa fare dopo un capolavoro assoluto come Blue? Qualche sorta di Blue volume due? Roba da mediocri, ma Joni è un’artista vera, una grandissima artista, e questo rischio con lei non lo si corre. Difatti si comincia ad avvicinare al jazz, che caratterizzerà la sua musica dei dischi seguenti, e per questo si appoggia al sassofonista Tom Scott che, come vedremo, la accompagnerà in tour con la sua L.A. Express. Ma lo fa in modo molto soft, come era giusto dopo un album con pochi strumenti come Blue: alcuni brani potevano stare anche in quell’album, altri sono decisamente più complessi musicalmente. Ed ovviamente il tutto dà origine ad un altro capolavoro poiché c’è sotto una capacità sia di scrivere musica che versi – se ne potrebbe parlare per ore: “Papa’s faith is in people, mama she believes in cleaning”, “I heard it in the wind last night: it sounded like applause”… – che non aveva quasi nessuno. For the roses è un’altra tappa di un viaggio che sarebbe da pazzi non seguire.
Curiosità: i dischi di Joni si vendevano bene, ma stranamente non ne uscivano dei 45 giri di successo, che era poi il sistema per essere trasmessi dalle radio. Pare per placare i discografici compose allora il geniale (e ironico?) “You turn me on: I’m a radio” ed effettivamente funzionò.
La Rubrica 50 anni fa la musica
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