Dissenso e preoccupazione tra i frontalieri per la tassa sulla salute. Il sindacato: “Non sarà un deterrente”

Continua la mobilitazione per superare la norma sulla tassa della salute e per chiedere il rispetto integrale degli accordi Italia-Svizzera in tema di fiscalità dei lavoratori frontalieri

frontalieri

Nelle ultime settimane le assemblee dei lavoratori frontalieri lungo il confine italo-svizzero hanno visto una massiccia partecipazione, confermando il forte dissenso per l’introduzione della “tassa sulla salute” nella recente legge di bilancio e una crescente preoccupazione riguardo alle azioni unilaterali dei due paesi in contrasto con gli accordi bilaterali firmati.

NON SARÀ UN DETERRENTE

Fin dall’ottobre scorso, le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Unia, Ocst e Syna) hanno cercato di far revocare l’emendamento confermato nella legge finanziaria, senza successo. Tale norma, ora ratificata nell’art. 1 comma 237 e seguenti, ignora il fatto che i lavoratori frontalieri già pagano le tasse in Svizzera, gran parte delle quali viene reinvestita nei comuni italiani di confine. Inoltre, il modesto aumento salariale proposto (massimo del 20% rispetto al tabellare) non riesce a competere con le condizioni lavorative e i salari più alti offerti in Svizzera, portando molti professionisti, soprattutto quelli che operano nella sanità, a preferire l’impiego Oltreconfine.

IL DISSENSO DEGLI ENTI LOCALI

Numerosi enti locali, tra cui province, comuni e associazioni, hanno espresso dissenso verso questa normativa. Il Comitato Provinciale Inps Verbano-Cusio-Ossola, ad esempio, ha avanzato richieste al governo nazionale per sospendere il provvedimento e rispettare l’accordo fiscale del 2023. Secondo i sindacati, la tassa sulla salute viola gli accordi internazionali e il memorandum d’intesa con il Ministero dell’Economia del 2020, tradotto in legge nel 2023. Si sta valutando la possibilità di contestare la legittimità di questa normativa attraverso una verifica dettagliata. È stata pianificata un’audizione presso gli assessorati e le commissioni consiliari delle regioni coinvolte per condividere le preoccupazioni riguardo all’applicazione della nuova norma. Si auspica che le autorità svizzere siano coinvolte per risolvere le controversie relative all’elenco dei comuni di frontiera e alla distribuzione dei ristorni fiscali.

I SINDACATI SI MOBILITANO

La mobilitazione delle organizzazioni sindacali continuerà a difesa dei diritti dei lavoratori frontalieri, focalizzandosi su questioni come la tassa sulla salute, l’elenco dei comuni di frontiera (secondo quanto stabilito nell’accordo amichevole del 22 dicembre 2023 tra Italia e Svizzera per la determinazione dell’area dei 20 km dal
confine), la mancanza di una soluzione per la nuova Naspi, il riconoscimento degli assegni familiari e la regolamentazione dello smart working.
Il sindacato di categoria chiede un tavolo interministeriale per affrontare congiuntamente queste problematiche e trovare soluzioni condivise.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 03 Aprile 2024
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