“Ogni canzone ha il suo tempo”, Brenneke chiude la trilogia di “Ogni Mai Più”

All'anagrafe Edoardo Frasso, 34 anni, il cantautore presenta il terzo volume di un progetto iniziato qualche anno fa dove tocca i temi di una generazione

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Brenneke presenta il disco che chiude la trilogia iniziata alcuni anni fa. Un viaggio, un percorso musicale che ha permesso al cantautore di Busto Arsizio di raccontarsi al pubblico con brani che pongono lo sguardo su dubbi e incertezze personali che diventano quelli di un’intera generazione.

(Foto sopra di Andrea Rocca).

Edoardo Frasso, 34 anni, con “Ogni Mai Più (Vol.3)” (il mix è stato curato da Marco Olivi, il master da Giovanni Versari) propone cinque canzoni inedite che raccolgono in eredità i temi e le sonorità indie pop dei due album precedenti. L’amore, con le sue contraddizioni, il tema del lavoro, la società che ci vuole “fantasmi”, il mondo della musica vissuto tra sogno e illusione.

“Per la smania di avanzare tanto/Ho scordato dove stavo andando” canta nel brano “Le ultime parole che ho”, un pezzo di 7  minuti e nove secondi , dove racconta la sensazione di smarrimento che si può provare quando non sai più esattamente dove è finito tutto quello in cui si credeva e la giovinezza sembra lasciare spazio “all’inverno”.  A chiudere la cinquina di questo progetto discografico ci sono poi “Litigare a Capodanno”, la più romantica, “Alveari”, “Estensione”, “Duefantasmi”.

«Ho iniziato a scrivere i pezzi tempo fa, ancora prima di avere esattamente idea di quale potesse essere la loro collocazione. Ho scelto di dividere la pubblicazione in tre momenti differenti perché volevo creare un percorso temporale, oltre che per tematiche. Ho cercato di dare ad ogni canzone il tempo di invecchiare e uscire nel momento più giusto rispetto a quello che mi succedeva dentro e intorno».

Ma non c’è solo questo. C’è anche una riflessione più ampia rispetto al mondo in cui viviamo, dove tutto sembra durare il tempo di uno scroll sul cellulare. «Quando pubblichi un disco è già vecchio. Questo è un problema che riguarda tutti noi che facciamo musica. Ho scelto di pubblicare i brani in diversi momenti proprio per uscire da quella logica, dalla gabbia dei social (sulla copertina dell’album c’è proprio una gabbia, sarà un caso?) , ho cercato di creare un percorso che per l’ascoltatore durasse nel tempo».

Per farlo ha aperto anche un blog/newsletter dal titolo Ragnatele: «È nato principalmente perché volevo raccontare in prima persona l’esperienza di un musicista indipendente in Italia. Poi è divento uno spazio in cui condividere anche altro, dalle canzoni a riflessioni più ampie».

Cosa vuol dire dunque essere un musicista indipendente in Italia oggi o aspirare ad esserlo? «Fino a qualche anno fa voleva dire ambire a delle connessioni, entrare in un circuito che esisteva e nel quale ti riconoscevi. Oggi la sfida è un’altra, è ricostruirlo perché quel percorso lì è andato in frantumi e la scena è diventata arida, priva di fondamenta».

Un concetto che esprime bene nel testo “Le ultime parole che ho”: «In quel brano ho tirato fuori ciò che sedimentava dentro di me da tempo. Non è un lamento ma un racconto di come ho vissuto io il percorso d’artista che mi ha portato fino a qui. C’è sicuramente del risentimento per chi ha distrutto la scena indipendente italiana negli anni, questo mi ha lasciato l’amaro in bocca. Non esiste più l’artista indipendente, o sei mainstream o sei quello degli stadi. Beh, in quella canzone poi c’è anche una riflessione più personale, una sorta di crisi di mezza età. Mi sentivo fuori massimo per fare delle cose, a volte mi chiedo ancora se sia così».

Quest’ultimo volume, come i precedenti, è stato pubblicato da Vetro Dischi, etichetta che come racconta lo stesso Brenneke nel suo blog, dopo questa pubblicazione termina la sua storia. Almeno per ora. «Un’esperienza che si è esaurita nel tempo ma che è stata esaltante e bella per tutte le persone che ne hanno fatto parte».

Quello che è certo, invece, è che Brenneke non smetterà di suonare. Amante degli U2 e di Bob Dylan, «”Colpa di mio padre”, fu lui a regalarmi i suoi primi dischi», sta già lavorando a cose nuove. «Ci sono stati momenti in cui ho pensato seriamente di smettere, ma alla fine non ho resistito. Con questo album si chiude sicuramente un percorso, ma ho già dei pezzi nuovi a cui sto lavorando».

Adelia Brigo
adelia.brigo@varesenews.it

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Pubblicato il 17 Settembre 2024
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