Finge di essere incinta per salvare il fidanzato dalla “rissa dei giostrai“ a Laveno Mombello
I fatti nell’agosto del 2019 sul lungolago. “Aggrediti con mazze da baseball“. La difesa parla di fatti dallo spiccato sfondo razziale

Il fidanzato a terra, circondato da oltre dieci persone, una armata di mazza da baseball e che indossava guanti in pelle. Lei ha paura, si lancia nella mischia: «Fermatevi, sono incinta» (ma non era vero). Succede nell’agosto del 2019 a Laveno Mombello.
Le scene madri sono due, e distinte: la prima parte in un noto bar del lungolago, dove volano parole grosse e si verifica il primo contatto, con finestrini di auto rotti e pugni. Poi la scena si sposta sul lungolago verso l’imbarcadero vecchio, dove le parti contrapposte sono due fratelli, che vengono atterrati, e “i giostrai”, gestori di alcuni esercizi del vicino luna park.
Alla base del diverbio, sfociato in rissa e per il quale sono a giudizio con rito ordinario tre persone, ci sarebbero insulti con sfondo razziale. La serata si conclude col gruppo che si fronteggia nuovamente nei pressi della stazione, dove i giostrai si aggregano a un gruppo di giovani agguerriti, che attaccano uno dei fratelli che aveva pensato di seguire il gruppo. Secondo il racconto della fidanzata, sentita in aula come testimone, il ragazzo perde sangue, investito da calci e pugni così forti da provocargli la perdita della milza.
La ragazza, nel tentativo di proteggere il fidanzato, si frappone fra lui e gli altri e grida di fermarsi, dichiarando di essere incinta: una frottola, ma che ha funzionato. Il gruppo si ferma e intima ai due fidanzati di andarsene velocemente: «Sparite, o lo ammazziamo». Subito dopo arrivano ambulanza e forze dell’ordine.
«Originariamente,» spiega l’avvocato Fabio Margarini, difensore di uno dei tre imputati rimasti, «le persone denunciate erano in tutto cinque. Di queste, una ha patteggiato, una seconda è stata condannata con rito abbreviato e ora rimangono tre imputati».
Nel corso dell’udienza di mercoledì è stato ascoltato anche un giovane addetto alla sicurezza del bar, che ha raccontato alcune scene della rissa partita all’esterno dell’esercizio e proseguita sul lungolago: «I due giostrai sono stati seguiti dagli altri ragazzi con i quali avevano avuto un primo contatto. I due fratelli facevano loro segno di farsi sotto. E sono finiti a terra uno dopo l’altro in pochi secondi: i giostrai erano gente che sapeva picchiare».
Il processo procede con tempi purtroppo lunghi, con la prossima udienza fissata per la primavera del 2026.
(immagine di repertorio)
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