Morsa alla mano per salvare il cucciolo si trova imputata a Varese per minacce aggravate
I fatti legati a questioni di vicinato degenerate in una denuncia. Imputato anche il marito della donna, finita all’ospedale con 5 giorni di prognosi. I querelanti: “Quella donna imbracciava una accetta"

La classica “cagnara“ fuori casa, il terreno diviso da una siepe coi vicini: sotto agli arbusti il cucciolo (3 mesi) di Bouledogue français che viene attaccato dal cane che è di casa nella proprietà del vicino, un Terrier che fa in tempo ad azzannare lievemente l’animale. La proprietaria del cagnolino, allertata dai latrati interviene, e si becca un morso ad una mano. Da qui in poi la ricostruzione che il tribunale di Varese in veste monocratica vuole ricostruire, diverge.
Da un lato ci sono i querelanti, cioè i proprietari del Terrier costituitisi parte civile con l’avvocato Simone Riva, che per quei fatti avvenuti a Malnate il 31 maggio 2020 sostengono di esser stati minacciati dai vicini di casa («Vi ammazzo tutti, cane e bambino compreso») con la donna ferita che armata di un’ascia avrebbe dato un calcio ad un divisorio in plexiglas finito fra le gambe della parte offesa, il cui esito è stato refertato al pronto soccorso in una “idrocele testicolare”; che, tirando il conto in penna di diritto fa lesioni, danneggiamento e minaccia aggravata (dall’arma).
Dall’altro lato della vicenda (e pure della siepe) ci sono i querelati: due signori, marito e moglie di mezza età e a quanto pare di origini straniere che sono stati denunciati per quanto appena enunciato, ma che secondo la loro visione ascoltata oggi in aula sotto forma di esame dell’imputato hanno fortemente ridimensionato la vicenda.
«Sì, ho detto “cane di merda” sul momento perché ero ferita, ma non ho preso a calci o rotto nulla, e tantomeno ho imbracciato una accetta per minacciare chicchessia», ha spiegato la donna che in effetti in quel frangente sarebbe rimasta ferita ad una mano, come risulterebbe da un referto di pronto soccorso con prognosi di 5 giorni. «Anzi, sono stati i vicini ad aver pronunciato parole pesanti contro di noi», ha poi aggiunto il secondo imputato, il marito della morsicata, «dal momento che ci hanno apostrofati come “stranieri di merda”».
Insomma, al netto della “parola di Cambronne”, che pare essere una costante della faccenda, il giudice (dottoressa Rossana Basile) dovrà stabilire se c’è o meno prova di quanto contestato dalla Procura. Secondo il difensore degli imputati, Marco Bianchi, i fatti non sarebbero andati in questi termini anche alla luce del comportamento che i querelanti avrebbero tenuto all’arrivo dei carabinieri, con pochissime lamentele e nessun riferimento ai calci sferrati dalla signora alle parti basse del vicino: «Comportamento anomalo, in costanza delle pesanti minacce che sono state raccolte in querela». Per la discussione si dovrà attendere il 21 maggio 2025. (Foto, Ai)
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