Anche i Jethro Tull fuggono dal voracissimo fisco inglese
Si erano fatti costruire uno studio mobile per incidere dove volevano. E finirono a Montecarlo
Seguendo il percorso dei Tull, avevamo saltato War Child del 1974 perchè di fatto è uno dei loro dischi meno riusciti: certo più interessante è questo Menestrello che finirono con l’incidere a Montecarlo. Ian Anderson aveva infatti voluto uno studio mobile che permettesse al gruppo di incidere dove volevano, in particolare in posti con una tassazione inferiore all’Inghilterra. La scelta del Principato però a posteriori fu proprio lui a criticarla, sostenendo che il gruppo veniva distratto dalla celebre vita mondana del posto. Difficile dire se fosse vero o meno, ma il risultato è un ottimo album, che ribadisce la grande forza nel gruppo nel mischiare richiami alla musica medievale con un rock che a volte si può definire addirittura hard: l’iniziale title track sembra quasi una presentazione, visto che al folk acustico subentra quasi inaspettata la chitarra rock di Martin Barre che pare venire da un altro disco. Ma i Tull sin da Aqualung ci avevano abituati a queste fusioni che li rendevano unici, ed allora godiamoci questo Minstrel, che precede di un paio d’anni la notevole svolta folk del gruppo..
Curiosità: una Minstrel Gallery in italiano è una “tribuna dei musici”. Si tratta di quella sorta di balconcini che erano creati nei saloni delle feste per alloggiarvi i musicisti, che venivano così sentiti bene da tutti e non ingombravano nel salone.
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