Pier Silvio Berlusconi e MFE: perché M6 è un asset chiave nel consolidamento europeo

Il settore televisivo francese attraversa una fase complessa. La concorrenza delle piattaforme di streaming e la crisi del mercato pubblicitario hanno messo sotto pressione i broadcaster tradizionali

Pier Silvio Berlusconi

Nel contesto del consolidamento europeo dei media, Pier Silvio Berlusconi mantiene un approccio prudente, ma la Francia resta uno dei mercati più osservati. Al centro dell’attenzione c’è M6, broadcaster privato controllato da RTL, che potrebbe diventare un tassello strategico nel progetto di espansione di MFE – MediaForEurope.

Un’ipotesi che torna d’attualità mentre a Parigi si discute della riforma delle regole che da anni limitano le fusioni nel settore televisivo.

Un mercato sotto pressione

Il settore televisivo francese attraversa una fase complessa. La concorrenza delle piattaforme di streaming e la crisi del mercato pubblicitario hanno messo sotto pressione i broadcaster tradizionali. Nei primi nove mesi del 2025, la raccolta pubblicitaria della tv generalista ha registrato un calo dell’11%.

Secondo analisti e operatori del settore, queste dinamiche rendono sempre più difficile sostenere modelli di business basati esclusivamente sui mercati nazionali.

Perché M6 è centrale nella strategia di MFE

Nel disegno industriale guidato da Pier Silvio Berlusconi, un’eventuale acquisizione di M6 rappresenterebbe un tassello strategico di primo piano: consentirebbe un accesso diretto al mercato pubblicitario francese, amplierebbe in modo significativo la base di contenuti del gruppo e costituirebbe un ulteriore passo verso la costruzione di piattaforme digitali condivise a livello europeo. Una visione che lo stesso Berlusconi ha ribadito pubblicamente, come riportato da La Repubblica, in occasione dell’incontro con i dipendenti di ProSiebenSat.1 a Monaco: “Devo dirvi che sono molto felice di essere qui in ProSieben. È un vero onore per me essere qui con voi. Sono anni che crediamo nel progetto di un nostro broadcaster europeo. Continuiamo a pensare che sia una grande opportunità di sviluppo, partendo dalla televisione, che è il nostro core business, ma guardando anche a tutte le altre piattaforme e tecnologie”.

Oggi MFE è già presente in Italia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera e Portogallo. L’assenza della Francia resta dunque una delle principali lacune di un progetto che ambisce a dare vita a un polo mediatico realmente europeo, capace di competere su scala continentale con i grandi operatori globali dello streaming.

I precedenti e lo stop del 2022

Nel 2022 MFE aveva tentato di entrare nel capitale di M6 con un’offerta non vincolante, in parallelo al progetto di fusione tra TF1 e M6. L’operazione è poi saltata a causa dei vincoli antitrust e dell’impianto normativo francese, giudicato troppo rigido dagli stessi operatori del settore.

Anche RTL, principale azionista di M6, ha più volte sottolineato la necessità di un consolidamento del mercato per poter competere con le piattaforme tecnologiche globali.

Il ruolo delle riforme legislative

Il possibile allentamento delle regole sui media potrebbe cambiare radicalmente lo scenario. Ridurre i tempi di congelamento della proprietà e aumentare la flessibilità regolatoria consentirebbe ai broadcaster francesi di partecipare al consolidamento europeo invece di restarne esclusi.

In questo quadro, Pier Silvio Berlusconi resta alla finestra, pronto a valutare opportunità compatibili con la strategia di MFE e con l’evoluzione del contesto normativo.

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Pubblicato il 10 Febbraio 2026
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