Al festival Sguardi Altrove debutta il cortometraggio “Ivana” di Farian Sabahi, regista e docente dell’Insubria
Alla CAM Garibaldi di Milano la prima nazionale del cortometraggio di Farian Sabahi che racconta la storia di una donna segnata dalla violenza ma capace di ricostruire la propria vita
Una storia di dolore, riscatto e memoria che diventa racconto collettivo. Sarà presentato il 22 marzo alla CAM Garibaldi di Milano, all’interno del Festival Sguardi Altrove, il cortometraggio “Ivana” della regista Farian Sabahi, docente all’Università dell’Insubria. Un’opera che, in poco più di venti minuti, restituisce la forza di una testimonianza lunga una vita.
Il film porta sullo schermo la storia di Ivana, oggi 91enne, nata a Varigotti e segnata fin dall’infanzia da condizioni difficili e da violenze subite in ambito familiare. Un percorso doloroso che però si trasforma nel tempo in un esempio di resilienza e autodeterminazione.
Una vita segnata e ricostruita
La protagonista, descritta con un’immagine quasi cinematografica, attraversa un’esistenza complessa, tra traumi e fragilità. Vittima di abusi da parte del patrigno, Ivana porta sul corpo e nella memoria i segni di quanto vissuto.
Eppure, nel corso degli anni, riesce a costruire una propria autonomia, trovando un lavoro, una casa e formando una famiglia. Oggi ha scelto di affidare la propria storia alla regista, perché diventi testimonianza e memoria condivisa .

Il progetto della regista
Per Farian Sabahi, da anni impegnata su temi internazionali e conflitti, questo lavoro rappresenta una svolta più intima. «L’obiettivo di quel progetto di storia orale era prendere le distanze dalle guerre e quindi alleggerire il cuore – Farian Sabahi, regista -».
Il cortometraggio nasce da un rapporto costruito nel tempo e dalla volontà di trasformare un racconto privato in una narrazione universale. «È una storia dolorosa, una storia di riscatto, che mi sono sentita in dovere di raccontare – Farian Sabahi, regista -».

Tra gli elementi distintivi del film c’è la colonna sonora originale firmata da Nicola Parisi. Il compositore ha trasformato le lettere del nome “Ivana” in note musicali, creando un tema che attraversa tutta l’opera e accompagna la narrazione. Una scelta che rende la musica parte integrante dell’identità della protagonista, quasi un’estensione della sua storia.
Un racconto essenziale
“Ivana” dura 22 minuti e sceglie un linguaggio sobrio, lontano da toni sensazionalistici. Il cortometraggio affronta il tema della violenza domestica con uno sguardo rispettoso, mettendo al centro la capacità di ricostruzione e la dignità della persona. Un lavoro che invita a riflettere, senza alzare la voce, ma lasciando spazio a un racconto che continua anche dopo la visione.
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