Cocaina diluita nel miele, dal Perù ai boschi di Malpensa: sei arresti tra Varese e il Piemonte
Svelato un traffico internazionale che riforniva le piazze di spaccio boschive vicino allo scalo di Malpensa con fornitori che operavano nella Bassa Valsesia
I boschi attorno a Malpensa continuano a essere il terminale ultimo di un complesso traffico internazionale di stupefacenti che partiva direttamente dal Perù. Un’operazione condotta dai Carabinieri di Varese ha smantellato una rete criminale che faceva arrivare la cocaina in Italia nascondendola all’interno di carichi di miele e cera d’api. L’indagine, coordinata dalla Procura di Busto Arsizio, ha portato al fermo di sei persone tra le province di Novara, Vercelli e Biella, individuando la base logistica in un laboratorio clandestino nel basso novarese (Foto rappresentativa creata con AI).
Dal Sud America alla brughiera
L’inchiesta è nata nel 2024 monitorando le piazze di spaccio di Lonate Pozzolo, dove un gruppo italo-albanese gestiva la distribuzione al dettaglio. Seguendo la filiera verso l’alto, i militari varesini sono risaliti ai fornitori che operavano nella Bassa Valsesia. Secondo gli inquirenti, lo stupefacente veniva importato dal Perù mescolato a prodotti naturali per sfuggire ai controlli doganali. Una volta arrivata a destinazione, la sostanza doveva essere raffinata in un laboratorio attrezzato a Prato Sesia, per poi essere smistata ai pusher che presidiano le zone boschive del Varesotto.
Il blitz e i sequestri
L’intervento decisivo è scattato tra sabato e domenica, quando i Carabinieri hanno intercettato un pacco proveniente dal Perù e diretto allo scalo di Linate. Il carico conteneva 19 chili di miele, all’interno dei quali era stata diluita la droga. Nel laboratorio piemontese, ricavato in una casa diroccata, tutto era pronto per la trasformazione chimica necessaria a riportare la cocaina alla sua forma solida.
I protagonisti della rete
Al vertice dell’organizzazione, secondo l’ipotesi accusatoria, figurava un piccolo imprenditore di trent’anni residente a Valduggia, ora in carcere. Insieme a lui sono finiti nei guai un quarantenne di Prato Sesia, che aveva messo a disposizione l’immobile per la raffinazione, e due ventenni residenti tra Gattinara e Valdilana, utilizzati come “destinatari” dei pacchi sospetti. Nel blitz sono stati fermati anche due cittadini peruviani, considerati i referenti diretti con i produttori sudamericani. Per ora, tutti gli indagati hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati Ciro Caramore e Roberto Bonfanti.
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