Dopo giurisprudenza, l’università cerca altri spazi in centro a Varese per i corsi umanistici ed economia
La Rettrice Maria Pierro spiega la visione di futuro dell'ateneo e chiede collaborazione a tutti gli enti
L’Università dell’Insubria vuole cambiare volto a Varese, o meglio, vuole restituire alla città una parte di sé. La governance dell’ateneo ha una visione chiara: non più un’università concentrata esclusivamente nel polo di Bizzozero, ma una presenza diffusa nel tessuto urbano, capace di rivitalizzare il centro storico e di portare nuova linfa culturale e scientifica all’intero territorio. Un progetto ambizioso, che guarda all’orizzonte del 2030-2040 e che chiede il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali ed economici della provincia. A spiegarlo è la stessa Rettrice Maria Pierro racconta di un orizzonte dei prossimi 1o e 20 anni.
Il campus di Viale Borri non si tocca — e si potenzia
Il punto di partenza è una certezza: il campus scientifico di Viale Borri, nel quartiere di Bizzozero, rimane il cuore pulsante dell’ateneo per le discipline tecniche e scientifiche. Nessuna delocalizzazione, anzi: è prevista la costruzione di un nuovo monoblocco, i cui lavori dovrebbero avviarsi entro la fine del 2026, in sinergia con il Comune e la Provincia di Varese. Le materie scientifiche e tecniche resteranno ancorate a questa sede in modo «assoluto», come sottolinea la stessa rettrice che fa riferimento ai laboratori.
Il campus di Cittadella dunque cresce e si consolida. Ma l’ateneo non vuole fermarsi lì.
Il sogno del centro città: diritto, umanistica ed economia
L’altra gamba del progetto è la più visionaria: riportare l’università nel centro di Varese. L’obiettivo già certo è quello del trasferimento da settembre di giurisprudenza all’interno della palazzina della Camera di Commercio in piazza Monte Grappa. Prossimo passo riguarderà l’area umanistica e, possibilmente, anche una parte di quella economica. Corsi che, per loro natura, si prestano a spazi urbani, a edifici storici, per5chè non hanno necessità di attrezzature e laboratori specifici. La presenza universitaria nel centro, del resto, è da decenni riconosciuta come uno dei motori più efficaci di rigenerazione urbana nelle città medie italiane ed europee.
Il desiderio è quello di portare nel centro città l’area giuridica e una parte anche dell’area umanistica, magari anche economica. Vogliamo che l’Insubria non sia solo concentrata sul polo di Bizzozero, ma che ritorni anche in città.
Due anime, un unico progetto
La visione è chiara, ma la sua realizzazione richiede un patto territoriale. L’Insubria non intende procedere da sola: l’appello della governance è esplicito e rivolto a tutte le istituzioni e forze economiche della provincia. Camera di Commercio — già impegnata con un primo contributo significativo — Comune, Provincia, Confindustria e tutti gli stakeholder del territorio sono chiamati a sedersi «intorno a un tavolo per fare un progetto condiviso e comune».
L’ateneo si impegna a portare le proprie linee strategiche, i propri obiettivi e una visione di lungo periodo: «Dobbiamo domandarci che cosa sarà la nostra città nel 2030-2040: dobbiamo progettare oggi per un futuro migliore» spiega la rettrice Pierro.
Il percorso è appena iniziato, e la stessa rettrice lo riconosce: «Stiamo andando avanti passo dopo passo». Ma la direzione è tracciata, e la volontà politica e istituzionale di costruire una coalizione territoriale attorno a questo obiettivo sembra, per ora, concreta.
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