L’economia sociale cresce e trasforma gli equilibri dell’economia globale
Dal confronto europeo di Bruxelles, promosso anche da Federcasse, emerge la richiesta di nuove regole per sostenere un settore ormai riconosciuto come pilastro strategico di sviluppo, coesione e resilienza
Poche settimane fa, a Comonext, nel corso dell’assemblea di Federsolidarietà Insubria, Stefano Granata aveva richiamato con forza proprio il concetto di economia sociale, sottolineandone il ruolo crescente in una fase segnata da profondi cambiamenti economici e sociali. Un richiamo che si inserisce in un contesto più ampio, in cui l’economia sociale non è più solo ambito di intervento, ma paradigma attraverso cui rileggere il rapporto tra sviluppo, coesione e comunità.
L’economia sociale italiana ed europea è infatti entrata in una fase di trasformazione profonda. Non si tratta più soltanto di definire i confini di un settore, ma di comprenderne l’impatto reale in una società segnata da crescenti disuguaglianze, individualismo e indebolimento delle reti relazionali.
In questo scenario, anche il welfare tradizionale mostra limiti evidenti. Le nuove domande sociali superano i servizi classici e richiedono modelli innovativi, integrati e capaci di generare valore diffuso. È da qui che prende forma la sfida dell’economia sociale, non sostituire il welfare pubblico, ma affiancarlo e rafforzarlo, secondo logiche di sussidiarietà e collaborazione tra pubblico, mercato e comunità.
Un’evoluzione che si inserisce in un contesto più ampio, dove forme di “secondo welfare” si sviluppano proprio per rispondere a bisogni sempre più complessi. In questa prospettiva, il riconoscimento europeo dell’economia sociale rappresenta un passaggio decisivo. Dopo il Piano d’Azione della Commissione del 2021, la Risoluzione del Parlamento europeo del 2022 e la Raccomandazione del Consiglio del 2023, il settore è stato ufficialmente identificato come uno degli ecosistemi industriali strategici dell’Unione.
Un avanzamento politico rilevante, che ora impone un salto di qualità sul piano normativo. Proprio questo è stato il focus del seminario promosso a Bruxelles da Cooperatives Europe, Confcooperative e Federcasse, in collaborazione con il Comitato Economico e Sociale Europeo. Un momento di confronto tra istituzioni, stakeholder e decisori politici per fare il punto sulle prospettive del settore. L’economia sociale viene oggi indicata come una leva fondamentale per affrontare le grandi trasformazioni in atto. L’elenco è lungo: tensioni geopolitiche per arrivare alle transizioni verde e digitale, dinamiche demografiche e ampliamento delle disuguaglianze territoriali.
In questo quadro, il suo contributo non è solo sociale ma anche economico, in termini di occupazione, coesione e resilienza dei territori. Tuttavia, per liberarne appieno il potenziale, è necessario intervenire sui quadri normativi e finanziari. In particolare, emerge l’esigenza di regole più semplici e proporzionate, capaci di riconoscere le specificità degli enti dell’economia sociale e di favorire nuove forme di accesso al credito e agli investimenti.
Non si tratta di introdurre privilegi, ma di adeguare gli strumenti a un modello che già dimostra un valore concreto. In questo senso, Sergio Gatti ha sottolineato il ruolo centrale delle banche cooperative, evidenziandone il modello mutualistico, la governance democratica e il forte radicamento territoriale. Elementi che rendono queste realtà attori chiave nello sviluppo locale e nella redistribuzione delle risorse. Anche Maurizio Gardini ha richiamato il peso del settore nell’economia europea, con milioni di imprese e occupati, e una funzione insostituibile nella coesione sociale e nella valorizzazione dei territori. Una presenza diffusa che dimostra come l’economia sociale non sia una nicchia, ma una componente strutturale del sistema economico. Il tema, tuttavia, non è solo quantitativo. Come evidenziato da Gabriele Sepio, il quadro giuridico deve evolvere insieme al modello culturale ed economico di riferimento. Serve una visione capace di integrare dimensione sociale e sviluppo, riconoscendo il valore della mutualità e della sussidiarietà.
In conclusione, secondo Giuseppe Guerini, è necessario anche costruire una nuova narrativa, cioè raccontare le esperienze positive, dare visibilità all’impatto generato e affermare la pari dignità delle diverse forme di impresa.
Oltre il welfare tradizionale. La sfida dell’economia sociale
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