Oltre il welfare tradizionale. La sfida dell’economia sociale

Per il presidente di Federsolidarietà nazionale Stefano Granata il settore deve tornare a essere motore di innovazione sociale, affrontando temi emergenti come abitare, salute mentale e qualità del lavoro

Federsolidarietà insubria

L’economia sociale italiana si trova oggi di fronte a una fase di trasformazione profonda. A sottolinearlo è Stefano Granata, presidente nazionale di Federsolisarietà, che in un intervento all’assemblea di Federsolitarietà Insubria ha delineato lo stato dell’arte sia della federazione che presiede sia del sistema cooperativo sociale, evidenziando opportunità ma anche criticità che il settore deve affrontare.

PERDITA DI COESIONE SOCIALE

Il punto di partenza è il contesto sociale ed economico in cui operano oggi le cooperative. Secondo Granata, il Paese sta vivendo una progressiva perdita di coesione sociale, segnata da individualismo, aumento delle diseguaglianze e impoverimento delle relazioni. In questo scenario anche il welfare tradizionale appare sempre meno sufficienti. Le nuove domande sociali superano i confini dei servizi classici e richiedono modelli più innovativi e integrati.

QUALE IMPATTO GENERA LA COOPERAZIONE SOCIALE

Negli ultimi anni l’economia sociale ha ottenuto un importante riconoscimento istituzionale, anche grazie alle iniziative promosse a livello europeo e recepite in Italia. Tuttavia, per Granata il lavoro svolto finora rischia di restare incompleto se si limita alla definizione dei confini del settore. «Non basta stabilire chi fa parte dell’economia sociale – osserva il presidente nazionale di Federsolidarietà – bisogna capire quale impatto è in grado di generare nella società».

NON SIAMO UN SEMPLICE EROGATORE DI SERVIZI A BASSO COSTO

L’analisi di Granata evidenzia che il sistema cooperativo ha dimostrato in passato una forte capacità di innovazione. Molti servizi oggi consolidati nel welfare italiano, dalla disabilità all’inclusione lavorativa, sono nati proprio dall’iniziativa delle cooperative sociali e successivamente sono stati riconosciuti e integrati dalle istituzioni pubbliche. Oggi però il rischio è che la cooperazione venga percepita principalmente come un semplice erogatore di servizi a basso costo. Per il presidente di Federsolidarietà nazionale è necessario uscire da questa logica e recuperare una funzione più propositiva e trasformativa.

ATTRARRE GIOVANI PROFESSIONISTI

Le nuove sfide sociali richiedono infatti risposte sistemiche e non solo interventi riparativi. Tra i temi emergenti Granata indica la questione dell’abitare, il disagio psicologico delle nuove generazioni, la qualità del lavoro e l’invecchiamento della popolazione. Ambiti in cui, nonostante alcune esperienze significative, manca ancora una strategia complessiva capace di incidere su larga scala. Un altro nodo centrale riguarda il lavoro nella cooperazione sociale. Il settore fatica sempre più ad attrarre giovani professionisti, sia per il livello delle retribuzioni sia per la scarsa chiarezza dei percorsi di crescita professionale. Per questo Granata invita a ripensare i modelli organizzativi a cominciare dal valorizzare responsabilità e competenze, riconoscere il merito e costruire reali opportunità di sviluppo professionale.

RECUPERARE IL LEGAME CON LE COMUNITÀ

Accanto alla dimensione organizzativa, il presidente richiama anche la necessità di recuperare il legame con le comunità. La cooperazione sociale, ricorda, nasce per stare accanto alle persone e nei territori, ascoltando bisogni e costruendo risposte collettive. «Se l’economia sociale esiste – conclude Granata – è perché deve produrre cambiamento».

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

Pubblicato il 08 Marzo 2026
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