Spari al gala di Washington, Trump e Vance evacuati
Alla cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, per la prima volta con la partecipazione del presidente Donald Trump, un uomo ha aperto il fuoco nella lobby dell’hotel
Un boato, quattro o forse sei colpi di pistola, e una serata che doveva essere una festa si è trasformata in un incubo.
Alla cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, per la prima volta con la partecipazione del presidente Donald Trump, un uomo ha aperto il fuoco nella lobby dell’hotel Hilton di Washington. Gli spari sono risuonati a pochi metri dal presidente e dai principali membri del governo, tra cui il vicepresidente JD Vance, l’attorney general Todd Blanche e il direttore dell’FBI Kash Patel.
Nel salone erano presenti circa 2.600 giornalisti, molti dei quali si sono rifugiati sotto i tavoli o dietro le colonne, in preda al panico.
La sparatoria è avvenuta nell’“area di controllo” all’esterno della sala, il punto in cui gli ospiti passano attraverso i metal detector. L’aggressore, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe superato di corsa i controlli con un’arma in pugno.
Trump e Vance sono stati subito evacuati dagli agenti del Secret Service armati di mitra in due direzioni opposte, come vuole il protocollo. L’aggressore è stato colpito da un agente, mentre un altro agente è rimasto ferito ed è stato ricoverato in ospedale: grazie al giubbotto antiproiettile se la caverà.
L’attentatore è stato identificato come Cole Tomas Allen, circa 31 anni, residente a Torrance, in California, nell’area metropolitana di Los Angeles. Laureato in ingegneria meccanica al California Institute of Technology nel 2017 e con un master in informatica conseguito nel 2025, lavorava come insegnante part-time e sviluppatore di videogiochi. Un profilo di ordinaria normalità, almeno in apparenza: C2 Education, la società di tutoraggio per cui insegnava, lo aveva nominato «insegnante del mese» nel dicembre 2024.
Trump, ancora in smoking, ha raccontato i momenti concitati davanti ai giornalisti: «Al momento del boato non capivo se era un vassoio che cadeva o una pallottola». Poi l’evacuazione forzata: «Ho fatto di tutto per non dover lasciare la sala, ma gli uomini dei servizi mi hanno detto: “per favore, signore”. È il protocollo». Del sospettato, il presidente ha detto senza mezzi termini: «È malato, molto malato».
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