Varese: troppi vertici, troppo poco calcio

L'assenza del calcio d'alto livello in provincia è "certificata" da anni dalla classifica del Sole 24 Ore e da tifosi sempre più rassegnati. E non è con qualche "tavolo" che si risolvono i problemi

stadio franco ossola

Dopo che il paziente è morto da anni, i luminari vanno a consulto per capire se può respirare ancora. Vedremo se almeno l’intervento di Giancarlo Giorgetti (che già in passato si spese in prima persona per i colori biancorossi) servirà a smuovere un po’ le acque paludose del calcio varesotto, reduce dall’ennesima stagione da incubo degli anni recenti (con una sola eccezione: quella della Solbiatese). E senza nemmeno scomodare la Pro Patria, ultimo baluardo del professionismo andato perduto che, in questo caso, fa storia a sé visto che – giustamente – è al di fuori della partita di giro di cui parliamo.

Per la seconda volta in poche settimane Palazzo Estense ha fatto da sede per un confronto per il quale – almeno – in questa circostanza ci si è ricordati di telefonare alla famiglia Rosati, tagliata fuori dal primo appuntamento come se ci si fosse scordati di chi – piaccia o non piaccia – ha tra le mani la proprietà del Varese. Cosa si voglia spremere da un incontro simile non è dato del tutto a sapersi al di là delle dichiarazioni di facciata e delle frasi a effetto.

Il quadro sportivo, nel frattempo, è da gatti neri. Con il Varese (mancato obiettivo della promozione dopo un torneo di rincorsa con poche speranze) c’erano Varesina (salvata per il rotto della cuffia nel playout con la Castellanzese), Sestese (retrocessa dall’Eccellenza alla Promozione) e, appunto, l’unica società arrivata con il sorriso, la Solbiatese appena tornata in Serie D. Il tutto mentre a pochi chilometri di distanza si pensa a disputare una onorevole Champions League con ricavi astronomici (ok: là c’è una incredibile congiuntura favorevole).

A parole, tutti sono concentrati su come ridare colore e freschezza a un calcio che nel centro nord della Provincia è da anni asfittico a livello di risultati e completamente assente per quanto riguarda il professionismo. Il ritardo è sotto gli occhi di tutti: da anni la classifica dedicata all’impatto dello sport sui territori, pubblicata dal Sole 24 Ore, mette in luce in modo impietoso quanto poco pesi il calcio da queste parti senza che i protagonisti abbiano finora indicato una strada reale per uscire dal pantano.

Ora, improvvisamente, il fermento quando è chiaro che la questione principale – lo stadio “Franco Ossola” – appare sempre più urgente ma allo stesso tempo sempre più complicata da risolvere. Che sia la volta buona? Che finalmente si trovi una soluzione per riportare in alto una realtà, magari con un’alleanza o con la capacità di fare sistema? Lo speriamo, ma ci permettiamo di ricordare due cose: da un lato c’è una stagione sportiva (26-27) già iniziata con un Varese ancora al palo, dall’altra c’è un esercito di potenziali tifosi che progressivamente si sono allontanati in attesa di qualcosa di concreto. E uno o due incontri in via Sacco non sono una risposta.

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Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 29 Giugno 2026
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