I giocatori a Pattoni: «Non vogliamo chiudere la trattativa»

I giocatori si dicono insoddisfatti della proposta formulata dal nuovo presidente per gli abbattimenti degli stipendi e chiedono di risedersi al tavolo della discussione con qualche garanzia in più

I nuovi contratti proposti da Massimo Pattoni ai giocatori della Pro Patria con gli ingaggi più alti fanno storcere il naso agli interessati. A 36 ore dalla proposta fatta in sede ad ognuno della decina di giocatori che ancora devono percepire lo stipendio da ottobre la risposta è tutt’altro che positiva ma gli interessati vogliono far sapere al nuovo presidente che, per scongiurare il fallimento, sono pronti a risedersi al tavolo della trattativ, peraltro mai chiusa dalla società, per trovare un punto d’accordo. In una lettera aperta dello staffa tigrotto, che di seguito riportiamo, la controproposta formulata ieri di comune accordo. Ecco il comunicato.

La squadra, lo staffa tecnico e sanitario e i magazzinieri, in risposta al  comunicato stampa del 9 febbraio diffuso dal presidente Massimo Pattoni intendono ribadire la loro disponibilità piena a intavolare trattative con la società ela nuova presidenza. Nel punto è doveroso specificare che nell’incontro dell’8 febbraio, alla presenza dell’avvocato dell’Aic Bartesaghi, il presidente non ha fornito agli interlocutori alcuna garanzia sostanziale di adempimento delle obbligazioni passate e future. Si ricorda inoltre che la scadenza del 14 febbraio è vicina. Si asuspica quindi che gli sforzi profusi in campo non vengano definitivamente vanificati dalle irregolarità amministrative.

Nonostante tale situazione di grave incertezza, la squadra dimostra coi fatti il suo attaccamento alla maglia, nonchè il suo amore per una città che vuole continuare a onorare. Proprio per questo, al fine di preservare "il patrimonio Pro Patria", gli interessati desiderano mantenere aperto un dialogo con la proprietà, per valutare soluzioni alternative. I giocatori e il mister sono uniti nel tentativo di scongiurare un fallimento la cui eventuale causazione, però, certo non potrebbe essere imputata a chi, fino ad oggi, ha mantenuto gli impegni, scendendo in campo con orgoglio in difesa dei colori sociali.

Da ultimi ci si chiede dove sia il supposto credito che Tesoro ha sempre dichiarato essere a disposizione, vincolato dalla procedura fallimentare dell’era Zoppo. Si parla di circa 700 mila euro che oggi costituirebbero ossigeno vitale per le sorti della Pro Patria.

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Pubblicato il 10 Febbraio 2011
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