Il consiglio dice sì al Pgt

Le opposizioni chiedono di bloccare il piano per questioni formali e difformità dei documenti, ma alla fine si va al voto. Perplessità sulla partecipazione anche nelle file del PdL. L'assessore Bossi: "Posiamo la prima pietra di una grande opera pubblica"

Lo scontro è ancora durissimo sul Piano Governo del Territorio, che ieri è stato adottato dal consiglio comunale, con il primo passaggio formale verso l’approvazione prevista a febbraio: favorevoli PdL e Quintino Magarò, contrari centrosinistra e Lega, astenuta la socialista Floris. L’opposizione ha sollevato prima una serie di questioni formali, chiedendo il rinvio del voto, e ha poi contestato nel merito il piano. «Questo è un piano realistico ed equo, da voi nessuna proposta» ha risposto il sindaco Nicola Mucci. Ma tra le critiche spicca anche quella del consigliere ciellino del PdL Giorgio Morosi, che ha votato sì al piano, ma ha lamentato lo scarso coinvolgimento delle realtà sociali e dei cittadini.

 
Non è la prima volta che in consiglio si arriva ai ferri corti. E non è la prima volta che accade sul tema delicato dell’urbanistica: come già ai tempi della variante 336 – Sky City (poi annullata dal Tar), l’opposizione ha contestato nel profondo i contenuti del Piano, ma ha anche denunciato la «scarsa se non nulla partecipazione» e la fretta con cui l’amministrazione ha proceduto. E proprio quest’ultimo aspetto ha spinto le opposizioni – centrosinistra e Lega – prima a disertare come atto di protesta le commissioni e poi a cercare di fermare il piano rilevando imprecisioni ed errori formali. Sono state ben cinque le richieste sospensive o pregiudiziali poste da Pd, Sinistra per Gallarate e Lega: le imprecisioni e le difformità sono state in alcuni casi riconosciute, ma l’assessore Massimo Bossi, i dirigenti del settore tecnico e il segretario hanno ritenuto che non costituissero elementi invalidanti dell’atto amministrativo. Cinzia Colombo, ad esempio, ha sollevato la questione della difformità dei documenti dei documenti del Comune rispetto a quelli messi a disposizione della Regione. «Tra le due versioni – ha notato la consigliera della Sinistra – c’è un Ambito di Trasformazione che cambia. Ed è il più grande di tutti, quello di Sky City», dove è stata inserita anche una nuova area di culto che potrebbe essere utilizzata dalle minoranze religiose, tra cui la comunità islamica. «Ma vi rendete conto che la Provincia ha detto sì su un piano che non la prevedeva? Andare avanti è follia» ha incalzato il leghista Roberto Borgo. Si è andato avanti comunque, su questa come sulle altre richieste di sospensione, mentre il presidente del consiglio Donato Lozito chiedeva di evitare l’ostruzionismo.
 
Passati al dibattito sul merito, i toni non si sono abbassati. L’opposizione (Pd, Sinistra e Lega) ha criticato vari aspetti, tra ci in particolare il piano per le case popolari, le nuove edificazioni, i nuovi supermercati di media distribuzione. Diversa l’opinione di Laura Floris (che si è astenuta nel voto finale) e di Quintino Magarò. «In passato c’è stata una crescita poco armoniosa, ma questo piano da risposte alle esigenze del territorio», ha spiegato Magarò per illustrare il suo voto positivo.
L’assessore Bossi, quasi conciliante di fronte ai toni duri dell’opposizione, ha illustrato le caratteristiche del piano e ha parlato di «posa della prima pietra di una grande opera pubblica». Mentre ben più duro è stato il sindaco Nicola Mucci, che ha accusato le opposizioni di scarsa cultura di governo e ha difeso a spada tratta il Piano, improntato a «realismo» nelle soluzioni ai problemi e di «equità sociale» in riferimento all’applicazione della perequazione, lo strumento che tutela i proprietari dei terreni. Dal primo cittadino anche un ringraziamento a Magarò e Floris per il voto più o meno in linea con la maggioranza. Ma è stato proprio nelle file del PdL che è emersa anche una critica forte, quella del consigliere – vicino a CL – Giorgio Morosi, che rimarcato la sua «radicata perplessità sulla reale modalità partecipativa» e le sue riserve «non generiche e astratte, ma legate a questioni precise e documentabili». Morosi ha comunque votato sì al piano «per senso di responsabilità», nella convinzione che «un Pgt non approvato sarebbe comunque peggio di un Pgt non partecipato». Rimane il segnale di sofferenza della componente ciellina e del mondo cattolico che andrà recepito nei prossimi mesi, prima dell’approvazione.

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Pubblicato il 05 Ottobre 2010
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