Frontalieri come topi, è rivolta contro la campagna svizzera
La pubblicità anti-frontalieri fa discutere. Due politici chiedono un intervento istituzionale a tutela dei lavoratori, al centro, da tempo di polemiche e tensioni
La pubblicità anti-frontalieri finisce in Parlamento. Sono già due i politici che hanno sollevato il caso in sede istituzionale: uno è il sindaco-deputato di Verbania, Marco Zacchera e l’altro il senatore comasco Alessio Butti, entrambi del Pdl. La richiesta degli onorevoli è quella di un intervento a tutela dei lavoratori italiani in Ticino, oggetto di una pesante campagna pubblicitaria, diffusa su Internet e con cartelloni stradali e che li vede raffigurati come ratti pronti a saccheggiare il formaggio, o meglio le casse della Svizzera. Il gruppo "Bala i ratt", questo è il nome del sito e della campagna, ha raggiunto su Facebook oltre 540 iscritti (erano poco più di 100 solo lunedì) ed ha attirato l’attenzione dei media nazionali italiani e svizzeri.
Restano tuttavia ancora ignoti gli autori della pensata anche se qualche nome è emerso nella giornata di ieri. Come quello di Pierre Rusconi, il presidente dell’Udc del Canton Ticino (partito molto diverso per le sue posizioni dall’Udc italiano) e della società Ferrise comunicazioni di Locarno (già nota alla stampa italiana per un’altra pubblicità che fece discutere) ma le persone coinvolte sono anche altre: "Conosciamo gli autori della "simpatica" provocazione che ha come scopo quello di sollevare alcune delle tematiche più sentite dalla popolazione – si legge oggi sul sito del Mattino, il portale vicino alla Lega dei Ticinesi – I nomi? Un partito? Ve lo sveliamo domani! Intanto la mandiamo a dire a tutti quelli che subito si sono indignati misconoscendo quello che, il tema del lavoro e del dumping salariale, é un tema sentito dalla maggior parte dei ticinesi".
"Certamente – prosegue l’articolo – non si vuole condannare o criminilizzare i frontalieri (come vorrebbero fare intendere i socialisti) ma si vuole solamente evidenziare dati oggettivi. 45.000 frontalieri non sono una cifrà inventata! E i padri di famiglia ticinesi, compresi gli stranieri residenti che vivono, lavorano e pagano le tasse in questo paese, sanno benissimo di cosa stiamo parlando! Non si tratta di razzismo ma di pura e semplice constatazione della realtà!". Che di "simpatico" però, questa storia, non ha nulla lo ha dichiarato in una nota ufficiale anche il Consiglio di Stato ticinese che si è espresso ieri bollando i contenuti come "offensivi" e ricordando l’importanza dei lavoratori frontalieri per l’economia del territorio. Dello stesso parere anche i sindacati ticinesi, come l’Ocst, che ha definito il messaggio "sconcertante" e quelli italiani che parlano di uno squallido attacco a lavoratori onesti.
Nei confronti dei lavoratori frontalieri, da parte di alcune forze politiche del Ticino, da tempo vengono espressi duri giudizi. Il momento più caldo è stato raggiunto alcuni mesi fa in contemporanea all’entrata in vigore dello scudo fiscale quando i pendolari si sono trovati in una situazione confusa dal punto di vista del fisco italiano, culminata con una manifestazione a Lugano e risolta successivamente ma anche vittima di annunciate "ritorsioni" da parte della Lega dei Ticinesi.
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