Binelli: «Giuste le proteste di Coldiretti, ma il problema è generale»
Intervista a Fabio Binelli, presidente della Cooperativa Prealpina Latte, sulla polemica scoppiata tra Coldiretti e la Carnini
«A dire il vero, noi agli allevatori stiamo pagando lo stesso prezzo».
Comincia così la chiaccherata con Fabio Binelli, presidente della Cooperativa Prealpina Latte, a proposito della polemica scoppiata tra gli allevatori Coldiretti e la latte Carnini. L’associazione di Agricoltori contesta all’azienda comasca di trasformazione del latte di pagarlo "sottocosto" e sostiene che questo "metterà in ginocchio le loro stalle".
In realtà Binelli spiega più approfonditamente la questione: «Il prezzo viene pagato per un accordo tra allevatori e industriali che spesso non arriva, o arriva in ritardo. Per esempio, quel 33,156 è relativo all’accordo – sottoscritto da tutti – valido fino al 30 giugno scorso. Non essendo stato rinnovato l’accordo Carnini ha ritenuto per il mese di luglio di dare agli allevatori questa cifra, come del resto abbiamo fatto noi, a titolo di acconto: salvo poi effettuare il conguaglio una volta raggiunti nuovi accordi».
Come giudica la questione, allora?
«La valutazione di Coldiretti è di tipo sindacale: da questo punto di vista è perfettamente corretta. In attesa di un accordo è giusto segnalare le proprie ragioni. La questione però è più generale generale. Con Coldiretti si può certamente concordare che il prezzo alla stalla è effettivamente molto basso e molte aziende rischiano di chiudere, se continua questa politica dei prezzi. Con il prossimo accordo sarebbe più corretto aumentarlo».
Detto da un rappresentante della industria di trasformazione, una affermazione del genere vale anche di più…
«Noi in realtà siamo in una posizione particolare: siamo degli ibridi, perché riuniti in cooperativa. Come acquisitore di latte posso dispiacermi del fatto che aumenti il prezzo, come capita ad un industriale. Però l’azienda di cui sono presidente è fatta di soci allevatori, che hanno bisogno di essere pagati equamente: e se chiudono le stalle ci vengono a mancare gli azionisti. Gli industriali “puri” invece, non hanno problemi: vanno a comprare il latte in Ungheria».
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