Essere chiamati giornalai? “Roba da giornalisti”
Su Facebook è nato il gruppo "Roba da giornalisti", una pagina che racconta in modo divertente, con brevi frasette e aneddoti, i retroscena di questo mestiere
Adesso ce l’abbiamo anche noi. Su Facebook è nato il gruppo “Roba da giornalisti”, una pagina che racconta scena e retroscena di chi ha scelto di fare questo mestiere. Vi siete mai chiesti cosa succede durante una conferenza stampa? Come nasce una notizia? Come viene “confezionata” un’ intervista? Certo, il gruppo di Facebook esagera un po’, in chiave grottesca, ma racchiude miti e riti, leggende e aneddoti del mondo dell’informazione.
Giovane, ironico, sempre indaffarato, naturalmente precario o giù di lì: è il ritratto del contributore medio di “Roba da giornalisti”, sviluppatasi con rapidissimo successo, fino a superare le duemila adesioni. Tutto partiva da dei quadretti-immagine, come quelli di “Questa è Varese” (che per la cronaca, ha la sua controparte in “Questa è Busto“), ma la raccolta degli aneddoti è presto partita per la tangente per conto suo, in un florilegio di citazioni perlopiù strettamente autobiografiche. Episodi farseschi o irritanti, comici o drammatici, battute ciniche come possono essere solo quelle di chi abitualmente si occupa di “nera”, questioni “sindacali” e pugnalate alla schiena fra colleghi, insomma tutto il campionario di varia umanità delle redazioni sintetizzato dall’immortale massima “Giornalista? Sempre meglio che lavorare”.
Infinita la verità degli aneddoti, narrati, s’intende, con concisione da agenzia.
Un esempio? “Soldi, sesso e sangue” sono le tre “S”, quelle che racchiudono gli argomenti più interessanti per i lettori. “Il Tesserino” è un must, “Scrivere dieci righe su una flash di sei notizie” è un’arte del mestiere (oppure no?), “Passare la giornata inseguendo un politici da intervistare e scrivere a dieci minuti dalla chiusura” è un classico per chi scrive sui giornali di carta. Arrivando al web invece, la frase che ci rappresenta può essere: “Domani è on line”, “Va bene, domani vado in edicola” la classica risposta. Oppure “Lei è la televisione?”.
“Bucare la notizia” è un classico, prima o poi capita a tutti. “Pubblicisti e giornalisti” è la differenza tra chi ha fatto il temibilissimo esame di Stato e chi no. “Il giro di nera” non si può dimenticare, pena, appunto, “bucare la notizia”.
Se andiamo sull’ironia invece, “Inventarsi le notizie ad agosto” è una delle più grandi imprese che capitano durante l’anno, quasi come a Natale. “Arrivare tardi e farsi raccontare tutto dai colleghi” può capitare mentre, “Non avere idea di chi stai intervistando” non deve succedere mai. “Far finta di prendere appunti ad una conferenza stampa noiosa” è paragonabile alle giornate sui banchi di scuola mentre “Intervistare il tuo idolo del giornalismo e scoprire che è uno stronzo” è davvero una delusione. “Scegliere la conferenza stampa in base al buffet”, diciamolo, stimola al lavoro.
“Sentirsi dire: sempre meglio che lavorare” non è il massimo ma non importa a chi ha scelto di “avere il lavoro precario più figo del mondo” anche se “non ha più vita sociale”. Ed è forse per questo che dei giornalisti si dice che sono “sempre in ritardo” o che fanno del “condizionale una scelta di vita”. Insomma, un modo come un’altro per raccontare con ironia un mondo.
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