Armeni, memoria e identità di un popolo

Appuntamento alla Fondazione San Giacomo mercoledì 4 febbraio alle ore 21 con Antonia Arslan, scrittrice di origini armene e autrice de "La masseria delle allodole"

Continua alla Fondazione San Giacomo (piazza XXV Aprile, 1 Busto Arsizio) il ciclo di incontri “Testimoni della verità”, racconti di vita di testimoni provenienti da tutto il mondo, educatori che cercano, incontrano, riconoscono la verità. Giovedì 4 febbraio alle ore 21 sarà ospite la scrittrice di origini armene Antonia Arslan.

Metz Yerghèrn, cioè il Grande Male è il nome che gli Armeni attribuiscono ad uno degli avvenimenti più oscuri del Novecento: il genocidio del popolo armeno da parte dei Turchi a partire dal 1915, fra i primi del secolo (preceduto da quello congolese e quello, limitato ma terribile, degli Herero in Namibia). Raramente si studia a scuola, raramente se ne parla. Questo è il tema ripreso ne “La Masseria delle Allodole” (2004) di Antonia Arslan, un libro che, dopo aver vinto il Campiello e dopo essere diventato il film omonimo dei Fratelli Taviani, è ancora un bestseller tradotto in molte lingue che ha dato luogo ad un incessante impegno dell’autrice nel raccontare l’epopea tragica di tutto un popolo.

In questo sconvolgente libro, Antonia Arslan attinge alla memoria dei ricordi familiari per raccontare la tragedia di un popolo “mite e fantasticante” e la struggente nostalgia per una terra e una felicità perdute. Tuttavia nella tragicità emerge una positività che è il coraggio di dar voce a questo canto, al ricordo, che Antonia Arslan rivive non solo come storia passata, ma come sguardo al presente, alla sua identità come appartenente a un popolo disperso .

L’autrice testimonia non solo il coraggio della memoria, ma la responsabilità di educare a questa e al suo valore nel presente, nella ricerca della verità, proprio come poeticamente rappresentato ne “La Masseria delle Allodole”. “La memoria della tragedia degli armeni si deve tramandare, oltre la vita dei singoli, attraverso le parole dei cantastorie e dei poeti” scrive Arslan nella prefazione ad un nuovo romanzo di una figlia di un’armena sopravvissuta al genocidio. Così la voce narratrice di Antonia Arslan, nell’epilogo della “Masseria” intrecciando storia e poesia, colori, suoni, profumi, ha saputo incidere la sua vicenda familiare nella memoria collettiva

L’incontro è a sostegno dell’Ospedale “Redemptoris Mater” di Ashotsk in Armenia, costruito da Caritas dopo il terremoto del 1988 e donato da Sua Santità Giovanni Paolo II al popolo armeno.

Antonia Arslan, laureata in archeologia, è stata professoressa di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’università di Padova. Attraverso l’opera del grande poeta armeno Daniel Varujan — del quale ha tradotto le raccolte” II Canto del Pane” e “ Mari di grano” — ha riscoperto la sua profonda e inespressa identità armena. Ha curato un libretto divulgativo sul genocidio ( “Metz Yeghèrn. Il genocidio degli Armeni”, di Claude Mutafian) e una raccolta di testimonianze di sopravvissuti rifugiatisi in Italia (“Hushèr. La memoria. Voci italiane di sopravvissuti armeni”). "La Masseria delle Allodole", è il suo primo romanzo, con cui ha vinto il Premio Campiello 2004 ed ha ottenuto diversi riconoscimenti anche internazionali. Per approfondimenti collegarsi a www.antoniarslan.it.

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Pubblicato il 03 Febbraio 2009
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