Le Civiche raccolte d’arte diventano un volume
Si presenta sabato a Palazzo Marliani Cicogna il catalogo delle opere d'arte di proprietà della città: oltre 600 fra dipinti, incisioni, sculture, disegni
Il 13 dicembre alle 17.30, nelle sale delle Civiche Raccolte d’Arte di palazzo Marliani Cicogna, sarà presentato al pubblico il volume “Le Civiche Raccolte d’Arte della Città di Busto Arsizio”.
La pubblicazione, frutto di un lungo lavoro di studio e compilazione, presenta il catalogo ragionato di tutte le opere d’arte di proprietà della città, sia quelle esposte o conservate nei depositi presso la sede museale di palazzo Marliani Cicogna, sia quelle situate negli uffici del Municipio e delle varie sedi comunali.
Si tratta di oltre 600 opere, tra dipinti, affreschi, disegni, incisioni, sculture, che, su indicazione di Isabella Marelli della “Soprintendenza ai beni artistici storici ed antropologici” di Milano, sono state oggetto di tre livelli di schedatura.
Il primo livello ha riguardato le opere di più rilevante valore artistico o storico, il cui studio è stato affrontato da un gruppo di qualificati esperti, come Silvana Aldeni, Mariella Milan, Giuseppe Pacciarotti, Sergio Rebora, Andrea Spiriti oltre alla stessa Isabella Marelli.
Un secondo e un terzo livello di schedatura, condotti in modo più sintetico, comprendono la descrizione di tutte le altre opere comprese nel patrimonio civico.
Il volume, corredato da un ricco repertorio di immagini, costituisce un importante strumento per la conoscenza dei tesori d’arte della città, per riscoprire le vicende che hanno portato alla formazione del patrimonio artistico cittadino e in seguito alla formazione del museo Civico.
Al termine della presentazione, condotta da Isabella Marelli, sarà mostrata al pubblico l’ultima opera collocata al museo. Si tratta di “Resurrezione”, una pregevole scultura in marmo opera di Arrigo Minerbi (1881-1960), donata dai familiari in memoria di Giuseppe Stoechel, già collocata sulla sua tomba al Cimitero principale.
La collocazione al museo, approvata dalla Soprintendenza milanese, riporta l’opera di Minerbi, in certo qual modo, alle sue origini. Scriveva infatti lo scultore nel 1950 in una sua nota ai committenti: “ Questa statua io l’ho eseguita parecchi anni or sono per destinarla ad un museo, ma i tragici avvenimenti della guerra… non mi hanno consentito di attuare questo mio desiderio…La sua richiesta di una statua per la Sua tomba di famiglia mi ha deciso alla vendita…”.
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