Un tappeto di argilla: è la nuova medicina per il lago
Il Phoslock è un composto che blocca il rilascio di fosforo. Studiato all'Insubria, è l'ultima carta per un risanamento in difficoltà
Il lago di Varese dovrà prendere una nuova medicina. E d’altronde non ne può fare a meno, visto che gli ultimi dati indicano ancora che è malato, anche se i politici ribattono che è in via di miglioramento. Dopo le polemiche estive (An ha accusato la Lega di aver sparso ottimismo per fini politici), ecco le prime decisioni.
Con cui inizia la "fase 2" dell’opera di risanamento, iniziata negli anni Novanta.
L’Osservatorio del lago, un gruppo di enti capitanati dalla Provincia che si occupa del problema, si è riunito ieri (mercoledì) e ha approvato all’unanimità una sperimentazione per bloccare l’emissione di fosforo dai fondali, responsabile del processo di eutrofizzazione che danneggia i pesci.
La medicina per il lago si chiama Phoslock, è un composto argilloso che si butta sul pelo dell’acqua, scende nel fondo, si deposita, crea uno strato di circa un millimetro, che evita il rilascio di fosforo. Durante la discesa il Phoslock si lega stabilmente al fosforo presente nelle acque creando un composto inerte, e lo blocca. L’assessore Marsico ne aveva già accennato in una intervista a varesenews del 9 luglio. Non dovrebbe essere una medicina amara per il lago, ma è tutto da vedere se gli farà bene. Per adesso, dicono dalla Provincia, sarà testata solo su un fazzoletto d’acqua: verrà posto un cilindro che permetterà ai granuli di scendere nel fondo in una fascia di fondale ben delimitato.
Il metodo è stato testato in laboratorio dai ricercatori dell’Università dell’Insubria e sembra abbia dato risultati incoraggianti, anche se adesso bisogna capire che cosa accadrà in un ambiente naturale. La decisione e la volontà politica, fa sapere Villa Recalcati, ci sono. Non si sa quando inizierà la sperimentazione, e non è stato ancora stanziato un euro. Tutti passaggi che sono previsti nelle prossime settimane. "Si tratta di un progetto pilota, successivamente si valuterà se è un metodo che può essere usato per tutto il lago – spiega il professor Giuseppe Crosa dell’Università dell’Insubria – in laboratorio il sistema ha funzionato, ma dobbiamo studiarlo nell’ambiente idrico specifico".
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