Cambia la professione di medico e anche quella di paziente
L'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri ha discusso del futuro di una professione che s adegua ad un'utenza sempre più esigente e preparata
Ricco di contenuti il convegno “Come cambia la professione medica”, svoltosi questa mattina presso il Centro Congressi dell’Hotel Porro Pirelli di Induno Olona e promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Varese. Il confronto è partito con un’introduzione del dottor Pier Maria Morresi, presidente dell’Ordine dei Medici di Varese, che ha sostenuto che «il medico cambia perché è cambiata la società: i medici vogliono essere partecipi attori del cambiamento, assumendosene tutta la responsabilità».
Il saluto dell’Università dell’Insubria è stato portato all’assise dal professor Giuseppe Armocida, il quale ha parlato di «una generazione di medici che sta affrontando un passaggio importante, impegnati a costruire senza conoscere il progetto finale. Una condizione di incertezza e cambiamento in cui la formazione, quella universitaria in particolare, resta un passaggio fondamentale».
Al convegno è intervenuto anche il senatore varesino Antonio Tommassini, presidente della Commissione Sanità del Senato. «La salute è un bene essenziale per la vita umana – ha detto il presidente della Commissione – e per la migliore gestione del sistema sanitario nazionale, che deve restare pubblico, universalista, è giusto puntare ad un corretto coinvolgimento del privato. L’accesso a prestazioni deve essere concreto e reale, le carriere devono essere legate a meritocrazia e competenza, con controlli precisi che non ci sono, dobbiamo inserire prestazioni nuove che la medicina tradizionale non poteva prevedere. Tra le emergenze, invece, il senatore varesino ha sottolineato il bilancio delle regioni, che a volte conoscono uno splafonamento». «Negli ultimi due anni si è fatto poco, e c’è da sperare che l’attuale semplificazione dei partiti renda più veloci ed efficaci le soluzioni».
La questione della formazione è stata al centro del primo intervento al convegno dell’Ordine dei Medici di Varese. Il professor Ivan Cavicchi, professore di Filosofia della medicina all’Università di Tor Vergata a Roma, intervenendo al convegno di Induno, «non si può pensare che tutto si possa risolvere aggiungendo un po’ di ‘umanizzazione’ alla professione medica: si deve ripensare in profondità il modello di formazione in profondità».
Un ripensamento da realizzare tenendo presente i principali cambiamenti: importanti le sfide dell’economicità e della razionalizzazione, che punta a combattere gli sprechi, che l’avvento dell’aziendalismo ha comportato. Il principale cambiamento riguarda, però, la stessa figura del malato. «Un cambiamento antropologico – continua Cavicchi –, che ci ha fatto registrare un passaggio dal paziente all’esigente: il paziente di oggi è informato, non chiede solo scienza, ma anche relazione e confronto». La stessa struttura ospedaliera si dimostra inadeguata, “in quanto basata sull’idea di separare il malato dal suo luogo di vita, una scelta che oggi si rivela sbagliata”. E’ indispensabile, ha concluso Cavicchi, “un pensiero strategico, l’unico che consente di affrontare le sfide del tempo, contro il pericolo che si diffonda un pensiero debole che punta a ridurre la complessità di problemi e soluzioni”.
Sui problemi del percorso formativo si è soffermato al convegno anche il professor Federico Visconti, varesino, ordinario di Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano. Ci troviamo, ha detto l’economista bocconiano, “in un contesto in cui l’offerta formativa è esplosa”. Eppure nel campo della ricerca c’è la tendenza a distaccarsi dalla realtà, ad essere prigionieri del metodo, a lavorare in circuiti chiusi in se stessi. Nello stesso tempo, nella didattica, che ha minore dignità della ricerca, c’è una tendenza all’appiattimento e i “maestri” si rivelano una risorsa sempre più scarsa. Per il professor Visconti “è necessario riequilibrare la situazione, occorre una ricerca che, coniugando teoria e pratica, si radichi nella realtà e non nella speculazione”. E poi “una didattica che, rispondendo ai bisogni formativi emergenti, proponga stimoli critici e confronti di esperienze”. Gli sviluppi professionali equilibrati, come ha sostenuto Visconti lanciando una provocazione finale, “devono essere sostenuti da efficaci sistemi premianti e, dunque, inevitabilmente selettivi”.
Al dottor Amedeo Bianco, presidente della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici, il compito di trarre alcune riflessioni conclusive al convegno. “Sono molti i cambiamenti sociali, scientifici, tecnologici che sollecitano la professione medica in questo momento. In particolare le innovazioni tecnologiche e la sostenibilità dei sistemi sanitari, che costano sempre di più perché la vita si allunga, sono le motivazioni che inducono alla necessità del cambiamento”. Per Bianco diventa urgente un cambiamento anche della professione del medico. “La sfida che abbiamo di fronte – ha concluso Bianco –è quella di trasferire nel presente i valori della nostra tradizione e della nostra storia, come la vicinanza al cittadino nel momento del bisogno e la capacità di rispondere al meglio alle sue richieste”.
Al termine del convegno, è stato votato un ordine del giorno che, alla luce delle considerazioni svolte, sostiene l’utilità di un miglioramento e di una maggiore trasparenza del rapporto tra medico e paziente, anche attraverso una migliore e nuova visibilità della funzione del medico con la formula latina del “Medicinae Doctor” di cui l’Ordine dei Medici di Varese si farà promotore anche a livello del Consiglio nazionale della FNOM.
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