L’inflazione da record non risparmia Varese
La crescita dei prezzi al consumo non si ferma. Carburanti, bollette e generi alimentari segnano i rincari più forti
È sempre più cara la spesa degli italiani. Nel mese di maggio l’inflazione ha raggiunto il 3,6 per cento toccando così i livelli massimi del 1996. A comunicarlo è l’Istat che segnala inoltre un aumento dei prezzi al consumo dello 0,5 per cento rispetto al mese di aprile scorso.
I prezzi, seppur di meno del livello nazionale, sono cresciuti anche a Varese dove l’inflazione ha toccato questo mese il 3,2 per cento.
Sul dato incide l’impennata dei costi per i trasporti (+6,5 per cento rispetto al maggio del 2007 dovuta ai rincari dei carburanti) e delle spese per la casa (acqua, energia elettrica, gas e combustibili che sono salite in un anno del 7,1 per cento). Il carovita non risparmia inoltre gli alimentari (+ 4 per cento): nel dettaglio, rispetto al 2007, cresce il prezzo di latte, formaggi e uova (+ 8,2), frutta (+7,6) e pane e cereali (+5,5 per cento).
Gli unici risparmi, rispetto al mese di maggio dello scorso anno, si sono registrati nelle spese per le comunicazioni (- 4 per cento) dovuta al calo dei prezzi delle apparecchiature telefoniche (- 17,9 per cento) e gli apparecchi fotografici (- 17,4 per cento).
"L’aumento dei prezzi – spiega in una nota la Coldiretti – favorisce il calo dei consumi a tavola con riduzioni record per il pane (- 5,5 per cento), la pasta (- 2,5 per cento) e in generale una grave stagnazione delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie (- 0,4 per cento).L’andamento attuale del prezzo del grano non offre alibi – sottolinea la Coldiretti – per ulteriori aumenti del pane che dovrebbe al contrario diminuire tenuto conto che le quotazioni del grano sono le stesse di inizio anno. Peraltro – continua la Coldiretti – il prezzo del pane aumenta del 1066 per cento nel passaggio dal campo alla tavola, come si evidenzia dal Servizio Sms Consumatori dell’Ismea secondo il quale dal grano al pane il costo moltiplica per undici (da 0,24 euro al chilo a 2,80 euro al chilo). E anche il prezzo del latte aumenta di quasi quattro volte nel percorso dalla stalla alla tavola dove arriva con valori massimi raggiunti nella Città di Napoli dove anomalie sono state segnalate dal Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola al Presidente dell’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) Antonio Catricala’. Ancora piu’ grave è la situazione nel settore delle carni con gli allevatori che hanno proclamato lo sciopero del prosciutto di fronte all’impossibilità di far crescere maiali di qualità che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione, mentre nel biennio 2005 – 2007, secondo il Consorzio, le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che è stato pari a circa 24,34 euro/kg.
La moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola – secondo l’associazione dei coltivatori – dimostra come nella forbice dei prezzi alla produzione e al consumo c’è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi.
Secondo l’analisi della Coldiretti infatti dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 euro (51 per cento), va al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all’industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese agricole.
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