“La mafia sa distinguere le persone, impariamo a farlo anche noi”

Il male dell'antipolitica, l'etica e il coraggio raccontati da Nando Dalla Chiesa, ospite alla biblioteca Frera

Un attacco al cuore dello Stato, un colpo che come un’onda rischiò di portarsi via anche la speranza di sconfiggere la mafia. Fu anche questo il 3 settembre del 1982, il giorno in cui, nel centro di Palermo, il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa venne ucciso in un agguato mafioso. Con lui morirono anche la sua seconda moglie, Emmanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Lo Stato fu colpito nel suo simbolo vivo della giustizia e si trovò faccia a faccia con quel potere che riuscì a imporsi con tutta la forza e la cattiveria che possedeva.

Sono passati venticinque anni da quella data e quell’invincibilità che la mafia vantava si sta ora finalmente sgretolando. «Li stanno prendendo uno per uno, sia in Sicilia che negli Stati Uniti – racconta il figlio del generale, Nando Dalla Chiesa -. Negli ultimi anni le forze dell’ordine stanno facendo passi da gigante, anche nel conquistare la giusta autonomia dalla politica che gli spetta. L’arresto di Bernardo Provenzano, in un momento in cui il governo era praticamente assente poichè nominato da un giorno, ne è l’esempio perfetto». Nando Dalla Chiesa è stato parlamentare della Repubblica ed è oggi sottosegretario all’Università e alla ricerca. È  l’autore di "Delitto imperfetto” (Melampo editore) il libro che “fa i nomi” e racconta la storia più vicina alla verità sulla vita e la morte del padre.

Intervistato dal giornalista di VareseNews, Michele Mancino, è stato ospite ieri sera, venerdì 15 febbraio alla biblioteca Frera di Tradate. «Il libro – ha spiegato – è stato scritto nel pieno della riservatezza perché solo raccontando interamente questa storia la si può restituire al popolo italiano. La stampa infatti ha sempre teso a frantumarla, a cercare tanti piccoli scoop. Ma si sa, uno scoop fa notizia il primo giorno o il secondo e il terzo già lo si è dimenticato. Questo è il modo migliore per impedirci di avere giustizia». Mafia e politica si sono spesso intrecciate nella storia del Dopoguerra italiano ma a chi domanda come fidarsi, di fronte ai fatti, di chi chiede il voto ai cittadini l’autore risponde con fermezza: «La mafia sa selezionare le persone, sa capire quali sono i magistrati avvicinabili e quali no, i politici amici e quali no. Questo insegna. L’antipolitica è un male perché rende complici delle scorrettezze altrui anche quelle persone che credono allo Stato nella sua idea più alta. Dobbiamo imparare a distinguere anche noi».

Nando Dalla Chiesa è autore di molti libri tra cui “Le ribelli” (Melampo editore), una raccolta di sei storie vere di donne che hanno lottato contro la mafia per amore. Donne che rappresentano il tratto più duro del cammino di liberazione femminile nel nostro paese. La più emblematica è quella di Felicia, la madre di Peppino Impastato. Queste figure, diverse sotto molti aspetti hanno in comune il dolore, quello delle madri che vedono morire ucciso il proprio figlio e la determinazione a non cedere di fronte all’ingiustizia, nemmeno quando per vederla riconosciuta hanno dovuto ribellarsi, sole contro tutti.

C’è un filo infine che lega queste storie e quella di Nando Dalla Chiesa, ad altre vittime, quelle del terrorismo. «Nel suo libro “Spingendo la notte più in là” – ha osservato nella sua intervista Michele Mancino -, Mario Calabresi nomina più volte Nando Dalla Chiesa. Lo ricorda come l’uomo, che per ogni anniversario dalla morte del padre, il commissario Calabresi, chiama la sua famiglia in veste di uno Stato vicino al dolore dei famigliari delle vittime del terrorismo». «Mario Calabresi – ha spiegato lo scrittore – è passato da una storia ancora più difficile della mia. Ha dovuto difendere il padre dagli attacchi subiti da una parte importante della società e ora ha molto da chiedere a questo Stato. Nel suo caso l’ha fatto con estremo pudore. Il pudore di chi è sconfitto, perché chi ha visto morire in questo modo un proprio caro non può che definirsi tale, come lo è chi si trova a dover convivere con le proprie ragioni che pesano come macigni».

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Pubblicato il 16 Febbraio 2008
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