“Tecnologia, mentalità aperta, gioco di squadra e anche l’esame medico complesso diventa semplice per mio figlio autistico”
Cristina racconta come all'ospedale Del Ponte sia stato eseguito l'elettroencefalogramma grazie a una App e un po' di preparazione. Un esempio di come basti poco per garantire inclusione e risultati
«Qualsiasi persona preparata ad affrontare le prove della vita, le vivrà senza stress e in modo più partecipato».
Questa è la regola che Cristina ha deciso di applicare nella sua quotidianità, soprattutto in quella del figlio Leo, che ha un disturbo dello spettro autistico.
Lo scorso venerdì, 2 maggio, il ragazzino doveva essere sottoposto ad elettrencefalogramma, un esame non invasivo ma che richiede dei passaggi precisi e la disponibilità ad eccettarli in modo collaborante.
«Grazie a una App del costo di pochi euro e alla collaborazione degli educatori di Sacra e del personale della neuropsichiatria infantile dell’ospedale Del Ponte, Leo ha fatto l’esame in modo perfetto».
La App è stata messa a punto dalla Fondazione Bambini e Autismo si chiama Vi.Co hospital: « Contiene indicazioni per affrontare diverse tipologie di esami diagnostici dai più semplici ai più complessi – racconta Cristina – con modalità che vanno da semplici disegni, a fotografie fino all’elaborazione più complessa a video, mostra passo passo come si svolge un esame. Una sorta di gioco che, passaggio dopo passaggio, conduce a superare tutte le prove e a ottenere la coppa finale».
E così, anche l’encefalogramma, un esame non tollerato da chi presenta neurodivergenze, è stato affrontato con la collaborazione e l’attenzione di Leo : «Ho voluto condividere la nostra felice esperienza perchè ogni prassi, anche quella più “sanitariamente codificata e protocollata”, possa essere modificata in favore di un gioco di squadra teso al benessere del bambino/a e alla buona riuscita di un esame».
Facilitare, con atteggiamenti attenti, le attività di un soggetto neurodivergente porta a risultati positivi e più soddisfacenti per tutti.
« Si richiedono apertura mentale, ascolto, gioco di squadra, tecnologia fruibile, ricchezza di professionalità coinvolte, (anche a 4 zampe…) management sincronizzato partecipativo e collaborativo. Et voilà: un EEG (Elettro Encefalogramma) su ragazzino autistico di massima gravità, diventa una passeggiata».
L’esperienza di Leo e Cristina indica un approccio nuovo verso i piccoli pazienti : «La nostra richiesta coinvolge i tanti volontari Del Ponte del Sorriso che potrebbero preparare i bambini ad affrontare, con l’aiuto della tecnologia esistente, gli esami, le terapie, e tutte le esperienze che sono chiamati ad affrontare».
Per Cristina l’accoglienza e l’ascolto sono fondamentali e alla base di un diverso approccio veramente inclusivo: « Parliamo di sanità ma lo stesso discorso è replicabile per la scuola, dove esistono evidenze scientifiche e pratiche per modelli e sistemi che facilitano l’apprendimento. Oggi, spesso, la scuola perpetra e amplifica le disabilità, pone barriere che limitano lo sviluppo di chi ha neurodivergenze. È possibile, però, innovare: certamente occorrono volontà, iniziativa e un po’ di formazione per fare la differenza».
La tecnologia oggi è sicuramente uno stimolo e un aiuto per aumentare quell’inclusione di cui spesso di parla ma che fatica a realizzarsi.
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