Silvano Moroni: “Ora voglio cominciare a raccontare”

A poche ore dall'arrivo in piazza Monte Grappa, dove lo accoglieranno le autorità, il giornalista esploratore tira le prime somme del suo lungo viaggo nella nuova Europa

Finalmente, dopo un viaggio di più di due mesi, il giornalista ed esploratore Silvano Moroni è tornato a casa, proprio oggi (sabato 15) con un ingresso trionfale a bordo del suo Bremach Job in piazza Monte Grappa. In tutto questo tempo lui, che dei viaggi ha fatto una passione ed una professione, ha attraversato i dieci paesi da poco entrati nella Comunità Europea, guardandoli con un occhio che voleva scoprirne le fondamenta sociali ed economiche. Questo viaggio, completamente in solitaria, l’ha raccontato anche sulle pagine di VareseNews, con diverse lettere di viaggio, oltre che sul suo sito www.lanuovaeuropa.eu.

Ora per Moroni inizierà la fase del racconto, quella in cui elaborerà la sua immagine viva della nuova Europa. Ecco come ci ha raccontato le sue emozioni poco prima dell’arrivo in Italia, questa mattina quando si trovava sul confine: «Sono stati circa 20mila km, in questo momento i pensieri non possono che affollarsi: tanti gli incontri, tante le emozioni. Questo è stato un viaggio completamente in solitaria, per questo ho visto tutto in modo introspettivo, ed ora sto iniziando ad elaborare tutto quello che ho visto.

Che Europa hai visto in questo viaggio?
«Questa Europa esisterà anche dal punto di vista economico, sulla carta, ma non per la gente. Ho conosciuto le istituzioni politiche, ho potuto parlare con gli ambasciatori, ed ho visto che ci sono problemi nuovi e vecchi: c’è molto da fare per portare avanti questi paesi, se vogliamo che non rimangano emarginati. Forse ci vorranno 20 o 30 anni».

Quali livelli di povertà raggiungono queste aree?
«In alcuni paesi i redditi oscillano tra i 250 e i 300 euro circa, ma la cosa paradossale era che i prezzi nei supermercati erano persino superiori rispetto a quelli italiani. Poi ho capito molto del significato delle migrazioni, del perchè si emigra. Credo di aver visto le basi di quelle differenze culturali che poi possono portare a dei problemi quando qualcuno si sposta da quei paesi ai nostri».

Quale filo conduttore unisce i paesi che hai visitato?
«Purtroppo nei paesi del sud europeo il filo conduttore è uno solo: la povertà, non in città ovviamente, ma in campagna parliamo di qualcosa di peggiore della miseria, di vera difficoltà di sopravvivenza. Nei paesi restanti, invece, quelli che poi facevano parte dell’Impero Astroungarico, ho notato una situazione economica più avanzata. Ciò che unisce tutti questi paesi è la cultura, spesso tramandata ancora con una preferenza per l’oralità, di padre in figlio».

Dopo tanto osservare, ora inizia il momento di raccontare. Come comunicherai quello che hai visto?
«Ora vorrei organizzare degli incontri sull’Europa, visto che molte autorità di questi paesi si sono dimostrate interessate a venire in Varese. Per il 2008 dovrei pubblicare un libro su questa esperienza, che vorrei intitolare "Frammenti d’Europa". Infine vorrei anche preparare una mostra fotografica, per raccontare in immagini questa esperienza, e portarla in diverse regioni d’Italia».

Pensi già al prossimo viaggio?
«Mi piacerebbe tornare alle montagne, ma anche ripercorrere, con un mezzo simile a quello che ho usato in questi giorni, l’anello del Mediterraneo, come hanno fatto ad Overland, ma con un punto di vista più culturale, sociale ed economico. Insomma, continuare lo stesso approccio, visto anche che si pensa di allargare la comunità europea in quella direzione».

Di sicuro, qui, qualcuno vorrà sempre ascoltare le storie di questi viaggi.

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Pubblicato il 15 Dicembre 2007
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