Il futuro delle missioni spaziali passa da Marte

Si chiude lunedì 10 dicembre il ciclo di incontri dedicato al 50esimo anniversario dello Sputnik

Si chiude Lunedì 10 Dicembre ‘alle 21 al CineTeatro Grassi il seguitissimo ciclo di manifestazioni che il GAT, Gruppo Astronomico Tradatese, ha dedicato al 50° anniversario del lancio dello Sputnik.  Essendo  l’ultima serata di un 2007 che per il GAT è stato davvero straordinario, sarà come sempre preceduta dalla premiazione di alcuni soci benemeriti. Poi, sarà la volta di un  ennesimo illustre ospite. Si tratta del  Prof. Christian Ferrone (Dipartimento di Meccanica dell’ Università di Torino) che  terrà una conferenza su un tema ormai di grande attualità: FISIOLOGIA DELL’ UOMO NELLO SPAZIO.  Il dott. Guaita, presidente del GAT,  ci tiene a precisare: “ Questa serata non poteva capitare  nel momento migliore! 

 

I prossimi 50 anni  di esplorazione umana dello spazio hanno infatti un  obiettivo ben preciso: il pianeta Marte. Proprio  in questi giorni la NASA, l’ Ente spaziale americano, ha annunciato che il primo viaggio umano su Marte è previsto per il  2031. Nel frattempo, a partire dal 2020, diverrà operativa una base  permanente sulla Luna, dove potranno prepararsi i futuri conquistatori del Pianeta Rosso.  La prima missione umana verso Marte  durerà in tutto 30 mesi: 6 per l’andata, 18 di soggiorno, e altri 6 per il ritorno. Questa lunga durata  avrà  importanti ripercussioni sulla salute sia fisica che psichica degli astronauti, in particolare in riferimento alla  deleteria esposizione ai raggi cosmici. Per questo  è fondamentale acquisire conoscenze precise in questo campo”.   Ebbene, il Prof. Firrone è uno dei pionieri  di quella disciplina ancora poco conosciuta, che  studia  i  grossi problemi che l’organismo umano manifesta durante i voli spaziali di lunga durata.  D’altra parte, come ci insegnò Cristoforo Colombo,  i voli spaziali  verso  mete molto più lontane  della Luna  fanno parte della  insaziabile tendenza  dell’ uomo a conquistare ciò  che è sconosciuto.   Visto che la tecnologia oggi a disposizione permetterebbe un viaggio verso la Luna con dei sistemi molto più stabili ed efficienti di quaranta anni fa e visto che nelle comunità scientifiche mondiali sono stati prodotti ormai molti progetti di fattibilità per uno sbarco su Marte, come mai  rimangono dubbi  e  tempi lunghi  per questo  grande progetto? 

 

Secondo il Prof. Firrone  l’autentico ‘collo di bottiglia’  della conquista umana  di Marte  e del resto del Sistema Solare rimane il fattore umano. Il fattore umano in termini generali è quel capitolo di ogni missione incentrato sul comportamento e sulle reazioni dell’uomo a stimoli che derivano dal tipo di missione stessa. A sua volta  il tema del fattore umano si può  suddividere in due aspetti: la risposta fisiologica e la risposta psicologica. Non bisogna infatti dimenticare  la grande importanza delle reazioni umane  all’isolamento, alla vita sociale in ambienti ristretti, al rischio proveniente dall’imponderabile. Ovviamente i due campi non sono compartimenti stagni ma si influenzano reciprocamente. In sostanza  la serata di Lunedì 10 Dicembre al Grassi cercherà di rispondere ad una domanda di fondamentale importanza per i prossimi 50 anni  di esplorazione umana  dello spazio: ossia cosa ci si aspetta che possa  accadere all’interno di una astronave durante un viaggio per Marte e ritorno.

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Pubblicato il 07 Dicembre 2007
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