Cacciati dall’Europa dell’est, i Rom premeranno sull’occidente
Silvano Moroni ha incontrato le autorità governative e i capi dei rom. Un capo clan ammonisce: "se ci discriminano saremo costretti a migrare verso ovest"
Sono ancora in Romania con il mio viaggio attraverso la Nuova Europa e nel mio girovagare fra città e villaggi, talvolta collegati da strade di fortuna, mi soffermo a porre sempre la stessa domanda a tutte le persone che incontro.La risposta però è un disco rotto: «Serve più decisione da parte del governo italiano. Non tutti i romeni sono in Italia e negli altri Paesi europei per delinquere. Attenzione a non confondere i romeni con altre etnie, come ad esempio i rom».
(nella foto, Silvano Moroni)
La risposta del governo italiano al massacro di Giovanna Reggiani mi pare ci sia stata, forse tardiva, ma mi sembra che sia stata ferma e ha fatto capire che in Italia non c’è spazio per chi vive rubando e per chi uccide. Insomma qualcuno si spinge anche a dire, «speriamo non cambi nulla, perché da voi dobbiamo imparare» .
Questa è l’opinione prevalente e il bisogno di sicurezza è sentito sempre più non solo dagli italiani, così come c’è e ci deve essere il senso dell’ospitalità, soprattutto nella circolazione libera dentro l’Unione Europea. Io stesso sono stato accolto in questi giorni difficili fra queste lande, spesso desolate e povere. I popoli balcanici mi stanno offrendo spunti per capire gli altri e soprattutto, mi spronano a dire chi sono loro e chi sono “gli altri”: «Spiega al tuo popolo che noi lavoriamo la terra e non rubiamo».
Allora, per rispetto nei confronti di chi mi sta accogliendo occorre spiegare che i rom sono una popolazione indoeuropea che parla una lingua di ceppo indiano, concentrato soprattutto nell’Europa dell’Est, in Spagna e in Sud America (specie in Brasile e in Argentina). Nella loro lingua rom significa semplicemente "persona", "essere umano". I rom sono uno dei gruppi etnici (insieme a sinti, caminanti ed altri minori) che vengono nel loro insieme chiamati zingari, zigani o gitani, tutti termini che derivano da "Egitto" in quanto alcune zone della Grecia dove abitavano erano particolarmente fertili e paragonate a un piccolo Egitto[citazione necessaria].
I rom sono spesso anche chiamati nomadi, termine che si riferisce genericamente a chiunque conduca vita itinerante e che quindi sarebbe improprio riferito ai Rom stanziali. Il termine si riferisce infatti alla cultura nomade del popolo e non alla situazione contingente attuale di una parte di esso.I Romeni invece (talvolta anche Rumeni, in rumeno: Români) sono un gruppo etnico originario della Dacia e della Tracia. Una larga concentrazione di Rumeni si trova in Romania e Moldova, dove costituiscono la maggioranza della popolazione, mentre molte altre comunità sono sparse per il mondo, per un totale di circa 24,5 milioni di individui.
Certamente siamo al paradosso di due affermazioni contradittorie che permangono ma che purtroppo mi pare comincino ad esser vissute come un ostacolo, anziché come una convivenza di norme contrastanti : l’apertura delle porte ma anche la loro chiusura se necessario. Molti chiedono anche qui, come mi sembra si chieda in Italia, di interrompere i flussi migratori e d’un tratto sembra che solo un imperativo conti: le porte chiuse sempre e comunque. Allora perché non sono state chiuse prima, invece di essere spalancate dopo, mi fa notare un Pastore della Chiesa Riformata? Rispondere a questa domanda è molto difficile anche perché – come ho già avuto occasione di dire anche alla TV nazionale Rumena – non è il caso di Tor di Quinto in sé e per sé a far notizia, pur nella sua gravità, ma è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso che non si sarebbe dovuto far riempire. Di questo ne sono convinti anche le autorità rumene ed i media locali e nazionali che stanno seguendo con estrema serietà e preoccupazione lo svolgersi dei fatti.
(foto: Silvano Moroni con il suo camion davanti al parlamento romeno)
Ma non basta interrompere i flussi per far sì che quello che viene identificato come male scompaia, bisogna far sì che i Rumeni possano vivere in serenità a casa loro. Oggi a Timisoara mi dicevano che le fabbriche chiudono non per carenza di lavoro, ma di mano d’opera, perché qui i salari sono troppo bassi e le spese cominciano ad essere sempre più vicine agli standard europei. Quindi la gente si vede costretta o ad accontentarsi di una vita misera o andare all’estero. Allora il problema non è solo legato ai flussi ma è un problema sociale e politico interno ai paesi che sono entrati nell’Unione Europea e che deve essere risolto se non si vogliono avere altri esodi verso quei Paesi che sembrano il Bengodi.
Il Pastore della Chiesa Riformata mi chiede come mai l’Italia non fa come la Spagna che sembra sia diventata il Paese con il più alto tasso d’integrazione. Inoltre, pare che la ripresa della natalità iberica sia dovuta a questo fenomeno. Quindi chi parla dell’immigrazione come di male evitabile sbaglia due volte: primo perché non è evitabile, secondo perché in sé non è un male.
Non ci si può nascondere dietro ad un dito e negare che siamo tutti in una sorta di stato d’emergenza europea sui diritti dell’uomo e delle minoranze poiché siamo ad un punto “nullo” sia nelle strategie d’integrazione che nei rapporti tra Stati europei. Quest’emergenza è chiaro è più sentita ad Est, e devo dire ad onor del vero, che anche qualche settimana fa in Bulgaria la situazione che mi stata presentata, anche dai rappresentanti del Governo non è certo rosea, poiché da quando è finito il regime comunista, che assicurava uno stato sociale tranquillo in cambio della “non occidentalizzazione” in tutti i paesi che ne facevano parte, sono iniziati i problemi di sopravvivenza con la difficoltà di mettere insieme il pranzo con la cena e scegliere se mangiare due volte al giorno o comperare le medicine. C’è poi il fatto che al concetto unificatore di classe, dopo l’89 è subentrato il senso d’appartenenza alle etnie. Le vecchie "passioni", come xenofobia e razzismo, non superate ma addormentate durante il comunismo, sono riapparse: e i più colpiti ora sono i Rom e il loro continuo migrare verso Ovest spesso è dovuto a questa ostilità dentro i Paesi dell’Est e fra diversi emigrati dell’Est.
Ieri ho parlato a lungo con un capo-clan che non vuole diffondere il suo nome per timore di repressione. Ebbene lui mi diceva che con la gente dei paesi vicini al suo campo non ha mai avuto problemi ed è uno stanziale ormai da 40 anni, ma aggiungeva anche che se i governi dei paesi dell’est entrati in Europa continueranno a discriminarli, nelle scuole, nei lavori nell’assegnazione delle case, ebbene leggi o non leggi, dure o non dure ci sarà un vero e proprio esodo verso i Paesi ad Ovest e solo in Romania i Rom sono 2 milioni.
Il mio viaggio prosegue e a breve sarò in Ungheria e quindi in Slovacchia e via…via…fintanto che il mio Bremach regge.
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