Più conoscenza e partecipazione: appello ai cittadini per salvare il Servizio sanitario nazionale
Nel corso di una serata dal titolo “Tutela della salute: da diritto per tutti a privilegio per pochi?” è intervenuto il presidente di Gimbe Cartabellotta che ha elencato i unti critici del sistema. L'appello a unire le forze per salvare la sanità
Il Sistema Sanitario Nazionale italiano sta attraversando una fase di evoluzione profondamente critica, in cui appare a rischio il principio di universalità che lo ha reso un modello di riferimento in tutto il mondo.
Il tema della salute è al centro del dibattito pubblico, come suggerisce anche il titolo dell’incontro organizzato a Malnate, “Tutela della salute: da diritto per tutti a privilegio per pochi?” che ha visto partecipare Luca Croci, coordinatore provinciale della Rete civica Salviamo il SSN, Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE che si è collegato in videoconferenza, Carlo Nicora, Direttore Generale della Fondazione Molina di Varese, e Antonella De Micheli, Vice Presidente di UNEBA Varese. Una serata voluta dalla Rete Civica #SalviamoSSN e dalla Consulta socio-sanitaria di Malnate.
Luca Croci racconta i punti salienti del dibattito.
Sanità pubblica: dalla tutela universale al rischio di privilegio per pochi
Secondo l’ottavo rapporto della Fondazione GIMBE, presentato dal presidente Nino Cartabellotta, che si è collegato in videoconferenza, emergono due problemi cruciali: la carenza strutturale di personale e l’eccesso di prescrizioni. In particolare, la carenza riguarda il settore infermieristico ma anche la medicina generale, che deve fare i conti con una popolazione anziana e bisognosa di cure croniche. Il fabbisogno di medici e infermieri è crescente, mentre le richieste di assunzione sono nettamente inferiori alle necessità. Il rapporto tra domande e posti disponibili per infermiere è solo di 0,8 a 1. La scarsità di nuove candidature, il ricorso al privato e l’invecchiamento costante dei professionisti rendono più difficile garantire la presa in carico e la continuità delle cure necessarie.
Un’altra piaga, che rallenta la capacità del sistema di rispondere ai bisogni effettivi dei cittadini, è quella della medicina difensiva. Molti medici, per evitare rischi legali, si ritrovano a prescrivere esami e visite spesso non realmente necessari, generando un eccesso di richieste che congestionano le liste di attesa e sprecano risorse preziose del sistema pubblico. Ne deriva anche una inappropriatezza dell’offerta: si moltiplicano gli interventi poco utili e costosi, mentre alcune prestazioni fondamentali rischiano la riduzione o il razionamento.

Fondazione GIMBE e il progetto “Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale”
La Fondazione GIMBE ha un ruolo chiave nel monitoraggio e nell’analisi di queste dinamiche. Il suo progetto “Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale” punta a sensibilizzare cittadini e rappresentanti politici sul valore della sanità pubblica e sulla necessità di difenderla da sperequazioni e derive privatistiche. La rete civica #SalviamoSSN, attraverso eventi, ricerche e rapporti come quello del Presidente Nino Cartabellotta, fa emergere le differenze fra territori, il fenomeno dell’emigrazione sanitaria verso il nord e il crescente numero di persone che rinunciano alle cure.
Il coinvolgimento dei cittadini e le difficoltà nella prevenzione
Coinvolgere i cittadini su questi temi è però ancora una sfida. Molti non sono pienamente informati su come funzioni il sistema e spesso pretendono risposte immediate e cure anche quando non necessarie, senza consapevolezza delle priorità o dei percorsi di accesso. Esiste una disaffezione verso la prevenzione, con poca adesione agli screening, alle campagne vaccinali o ai percorsi di educazione sanitaria, figlia anche di una comunicazione inefficace coltivata in anni di sanità ospedalocentrica e di passaparola informale. Questo genera un clima di sfiducia e tensione, alimenta l’iper-prescrizione e impedisce quella corresponsabilità che sarebbe invece necessaria.
Il SSN come valore, tra attese e prospettive
Nonostante i limiti, il SSN resta un pilastro di equità: cura l’indigente come il benestante e rappresenta un valore da difendere. In Lombardia, per esempio, l’aspettativa di vita alla nascita è di 84 anni ed è la regione è tra le più virtuose nel garantire i Livelli Essenziali di Assistenza.
Il futuro della sanità pubblica passa dalla riforma dei LEA, dal rilancio del personale e dalla prevenzione, ma soprattutto dalla costruzione di un nuovo patto tra cittadini e istituzioni, per tutelare davvero la salute come diritto per tutti, non privilegio per pochi.
Per invertire la rotta serve una grande alleanza tra istituzioni sanitarie e società civile, una comunicazione più chiara e strutturata, una riforma dei Livelli Essenziali di Assistenza mirata a valorizzare le prestazioni più efficaci e una cultura della prevenzione capace di coinvolgere realmente i cittadini. Solo così la salute potrà tornare ad essere un diritto universale e non rischiare di diventare, domani, un privilegio per pochi.
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