Coppa Davis, criticare ancora Sinner sminuisce solo la squadra italiana
Il campione italiano ha fatto la scelta difficile e dolorosa di non partecipare alla Davis, ma l'Italia è ben rappresentata da giocatori tra i più forti del mondo: Musetti, Berrettini, Cobolli, e i doppisti Vavassori-Bolelli
Jannik Sinner ha deciso di non partecipare alla Coppa Davis. Una scelta che ha sollevato critiche, giudizi affrettati, proposte assurde, come quella di togliere valore alle vittorie del passato. Ma se proviamo a leggere questo gesto attraverso la lente narrativa del viaggio del tennista, il quadro cambia radicalmente.
Sinner non è nuovo a decisioni controcorrente. Quando era appena entrato in top ten, scelse di interrompere la collaborazione con Riccardo Piatti, il coach che lo aveva cresciuto fin da quando aveva tredici anni. Fu una scelta dolorosa, simbolica, ma necessaria. Un passaggio obbligato: il taglio del legame con la figura paterna per poter crescere, definita “uccidi il padre”. Una tappa classica del viaggio dell’eroe.
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Anche oggi, con la rinuncia alla Davis, si ripropone quel momento di scelta: una fase in cui l’eroe si assume il rischio di sbagliare, ma lo fa con coraggio e responsabilità. Il tennis impone solitudine, anche nelle decisioni. Nessuno può scegliere per te. Né il coach, né la federazione, né i tifosi. La stagione tennistica è lunga undici mesi. Un circuito sempre più estremo, che chiede prestazioni continue, recuperi rapidi, adattamenti mentali e fisici costanti. Soprattutto se l’obiettivo è tornare numero 1 al mondo. Dopo due edizioni di Coppa Davis vinte, Sinner ha scelto i propri obiettivi, ha ascoltato il suo corpo e la sua testa. E lo ha fatto nel modo più difficile: prendendosi la responsabilità.
Continuare a discutere la sua scelta oggi non fa che sminuire ciò che invece dovrebbe essere celebrato: la forza del gruppo italiano. Una squadra compatta, competitiva, completa. Lorenzo Musetti è da mesi stabilmente in top ten. Matteo Berrettini, ex top ten, è in pieno ritorno e resta l’anima del gruppo che ha costruito il successo nelle ultime due edizioni. Flavio Cobolli è giovane, in ascesa, in un momento d’oro. E la coppia di doppio Vavassori-Bolelli è tra le più solide e competitive del circuito. Vogliamo davvero continuare a giocare al tiro al bersaglio su Sinner o iniziare a raccontare una squadra che è grande anche senza il suo singolo più rappresentativo?
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Prendiamo un esempio: Roger Federer, da numero uno o da top ten, ha partecipato alla Coppa Davis solo in parte degli anni della sua carriera. Eppure, la Svizzera ha vinto una sola Coppa Davis. Non è un singolo uomo a fare una squadra. E così anche Novak Djokovic.
Sinner ha fatto una scelta difficile. Coraggiosa. Controcorrente. Ma è proprio in queste scelte che si cresce. Al di là dei risultati. Dentro un viaggio che è prima di tutto umano, e poi sportivo. Il sogno più bello per tutti noi, e anche per Sinner (ne siamo certi), sarebbe vedere questa squadra italiana alzare la Coppa Davis per la terza volta, anche senza di lui.
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