Lucia
Testo di Elena Crestani
Lucia si stava aggirando per le vie di quelle città, non era la sua bella e solare Napoli, era solo Varese. Le avevano detto che era la “Città Giardino”, ma dopo cinque anni non ne aveva ancora colto lo splendore floreale. Ma a Napoli aveva lasciato figlia e marito.
Da quando si era sposata non aveva che fatto la casalinga, condizione sociale diffusa tra le donne del sud, sia per cultura che per costrizione, ma poi la figlia era cresciuta e Lucia si era svegliata una mattina e si era sentita vuota. Sentiva di aver vissuto fino ad allora indossando con splendida eleganza tutti gli abiti che le avevano cucito addosso: moglie esemplare, madre accorta e amorevole, figlia dedita, amica fidata. Tuttavia quell’immagine riflessa nello specchio le chiedeva con prepotenza di darle un solo nome: Lucia. Quel giorno uscì di casa baciando Giuseppe e andò dritta in edicola ad acquistare un giornale con gli annunci lavorativi. Al sud i posti più “gettonati” sono quelli statali, dove almeno esiste un contratto e lo stipendio è dignitoso. Bella e intelligente cominciò a cercare, e trovò e vinse un concorso statale… al nord.
Giuseppe non ci credeva: “Perché? Ti manca qualcosa, i soldi quando devi fare la spesa te li do io” Ecco, appunto, i soldi li portava lui e siccome legittimamente era più suoi che di lei, ogni minima spesa familiare da lui non programmata non era possibile. Raffaella, la figlia, sarebbe cresciuta e con lei anche le esigenze. A dire il vero ogni scelta ha un costo, e quella che stava per fare Lucia portava anche gli interessi.
Fu assunta al Ministero sede di Varese. E così oggi 8 marzo mentre camminava per ritornarsene a casa, passò davanti ad un manifesto che diceva “Penelope è partita”, è partita dal sud con la valigia di cartone…
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