Magnano e Holland: «Tutto finito, ora battiamo Cantù»
Il chiarimento tra il coach e l'americano ha riportato il sorriso in casa Whirlpool. Dove ora l'imperativo è uno solo: vincere il derby
A Cantù ci sarà anche il figliol prodigo Delonte Holland. Questa la notizia rimbalzata un po’ a sorpresa nel tardo pomeriggio, dopo che le speranze di rivedere in maglia Whirlpool il talento biancorosso parevano ridotte al lumicino. E invece, forse all’ultimo tentativo utile, l’incontro chiarificatore con Ruben Magnano è arrivato, e Masnago ha rivisto in campo la squadra al completo.
«Contento? Sì certo: credo che sia stata fatta la scelta migliore» Il primo a parlare dopo l’allenamento è Ruben Magnano, finalmente sollevato dopo le tensioni dei giorni scorsi, tanto da fermarsi a scherzare con i cronisti qualche istante. «Ora pensiamo a Cantù: c’è una partita da vincere» chiude el cordobés prima di lasciare l’impianto con il fido Daniel Beltramo.
Holland è tra i primi a uscire dallo spogliatoio, subito dopo la saetta Carter, uno rapido anche a cambiarsi. Delonte prima è serio, poi il sorriso spunta anche a lui dopo la prima frase: «Il mio caso? È finito. Oggi pomeriggio, quando mi sono incontrato con il coach. Io rispetto lui, lui rispetta me e soprattutto abbiamo tutti e due un pensiero comune: vogliamo vincere. Domenica c’è un derby, una partita importante e io capisco, capisco davvero, quanto conti battere Cantù».
Il ritorno in spogliatoio e all’allenamento sembra essere stato il migliore possibile: «L’amicizia è contata più del business – prosegue Delonte – Al mio arrivo sono stato riabbracciato da tutti i miei compagni. Un’altra cosa che mi ha fatto molto piacere, come sono contento di questa città e di questo pubblico. Magari credete che noi non ce ne accorgiamo, ma vedere i tifosi che vengono a Scafati o trovarli fuori dal palazzetto per darti la mano o farti i complimenti sono gesti che apprezziamo sempre». Infine Holland torna sul "luogo del delitto", al momento cioè del litigio con Magnano. «Tutto è successo perché io ho uno spirito molto competitivo, vorrei giocare sempre possibilmente per vincere. E in questo non sono differente dal coach».
I sorrisi del Ruben e di Delonte si riflettono gioco forza in tutto l’ambiente. Chiapparo è carico a dovere e punzecchia i ragazzi delle giovanili pronti al proprio allenamento, Sandro De Pol gioisce per la conclusione di una vicenda fastidiosa. «Siamo tutti felici di riavere Holland con noi. Come avevo detto, il nostro è un gruppo unito e non possiamo che essere contenti che tutto sia andato a posto». Chiude la serata Giacomo Galanda, l’ultimo a uscire con l’eco dei Red Hot Chili Peppers che si perde dietro la porta rossa dello spogliatoio. L’anima rock di Gek porta con sé una frase adatta per una chiusura. «Era giusta la sospensione per il comportamento tenuto da Holland, è sacrosanto avergli concesso una seconda opportunità. Come deve avvenire nelle migliori famiglie. Ora mettiamoci una pietra sopra, che domenica dobbiamo giocare. A Cantù, ed è detto tutto».
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