Dai fondali al cellulare: come viaggiano davvero i dati di internet nel mondo
Dalla storia dei primi cavi telegrafici alle sfide della sicurezza moderna, il sistema che regge Internet si rivela complesso, vulnerabile e centrale per l’economia mondiale. Il Professor Naressi ospite a La Materia del Giorno
Internet non è una nuvola invisibile: è una rete fisica che corre sotto gli oceani, fatta di cavi lunghi milioni di chilometri e sempre più al centro di equilibri economici e geopolitici. A raccontarlo è il professor Massimiliano Naressi, presidente dell’Accademia dei Curiosi, che nella rubrica “La materia del giorno” ha spiegato struttura, storia e criticità di un’infrastruttura tanto nascosta quanto essenziale.
Un milione e 800mila chilometri sotto i mari
Oggi la maggior parte dei dati che utilizziamo ogni giorno – dai messaggi alle transazioni bancarie – viaggia attraverso circa 1,8 milioni di chilometri di cavi sottomarini. Collegano continenti e server, dall’Europa agli Stati Uniti, passando per Mediterraneo, Mar Rosso e Pacifico.
«La percezione comune è quella di uno spazio virtuale, ma in realtà il sistema è profondamente fisico» spiega Naressi. Le onde elettromagnetiche coprono solo l’ultimo tratto, quello tra smartphone e antenna: il resto del viaggio avviene nei cavi.
Dalle prime linee telegrafiche alla fibra ottica
La storia di questa rete parte da lontano. Il primo cavo sottomarino risale al 1858, quando fu posato un collegamento telegrafico tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel 1956 arrivò il primo cavo telefonico transatlantico, mentre dal 1988 la fibra ottica ha rivoluzionato velocità e capacità di trasmissione.
Oggi grandi aziende come Google, Amazon e Meta possiedono e gestiscono una parte significativa di queste infrastrutture. Solo Google controllerebbe oltre l’8% dei cavi globali.
Come arrivano i dati sui nostri telefoni
Il percorso dei dati è più concreto di quanto si immagini. Dallo smartphone il segnale viaggia via radio fino all’antenna, poi entra in una rete di cavi terrestri e sottomarini fino ai server che custodiscono le informazioni.
«Anche il cloud è fisico: i dati sono conservati in data center sparsi nel mondo» ricorda Naressi. Senza questi supporti materiali, semplicemente, Internet non esisterebbe.
Un’infrastruttura fragile e strategica
I cavi possono essere danneggiati da eventi naturali, come terremoti sottomarini, ma anche da incidenti – ad esempio àncore di navi – o da azioni intenzionali. Negli ultimi anni diversi episodi nel Mar Baltico e nel Mar Rosso hanno acceso l’attenzione sulla vulnerabilità della rete.
Le conseguenze possono essere pesanti: interruzioni delle comunicazioni, blocco dei sistemi finanziari, difficoltà nei servizi essenziali. Ogni giorno, infatti, attraverso questi cavi transitano transazioni per circa 10 trilioni di dollari.
Sicurezza tra tecnologia e geopolitica
Per proteggere la rete si stanno rafforzando le collaborazioni tra aziende e Stati. In Italia, ad esempio, TIM ha avviato accordi con Marina Militare e Fincantieri per monitoraggio e interventi.
Sotto il mare si muovono anche robot subacquei (ROV) utilizzati per controllare i cavi, in un contesto che ricorda una “guerra silenziosa” fatta di sorveglianza e deterrenza. Le aree più sensibili restano quelle vicino alle coste, dove i cavi sono più accessibili.
Leggi vecchie per un mondo nuovo
Uno dei nodi principali riguarda la normativa. Le regole internazionali risalgono in gran parte al 1994, quando Internet era agli inizi, e in alcuni casi addirittura all’Ottocento.
«Serve un aggiornamento» sottolinea Naressi, ma il tema è complesso: i cavi sono spesso di proprietà privata, mentre la sicurezza coinvolge interessi nazionali e internazionali difficili da conciliare.
Un’infrastruttura che muove enormi interessi
Dietro questa rete si muovono investimenti miliardari e interessi strategici globali. Posare un cavo può costare centinaia di milioni di dollari, ma garantisce controllo su dati, comunicazioni e servizi essenziali.
Non si tratta solo di tecnologia, ma di potere economico e politico. In un mondo sempre più digitale, il dominio dei fondali marini è diventato una delle nuove frontiere della competizione globale.
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