Asilo nido privatizzato: critiche dall’opposizione
In una nota, il gruppo Uniti per Gavirate accusa l'amministrazione di non aver cercato vie alternative alla privatizzazione di un servizio molto importante
Il Comune privatizza l’asilo nido e i Democratici di Sinistra, all’opposizione, criticano la scelta.
Com’è nella logica del sistema, maggioranza e opposizione si scontrano su un tema di governo. Questa volta, però, l’argomento è delicato e rientra tra i servizi alla persona. L’asilo nido è una di quelle offerte molto richieste dalle famiglie. Ovunque ci sono liste d’attesa per i nidi comunali e spesso anche quelli privati sono al massimo delle proprie capacità.
Il Sindaco Felice Paronelli aveva già annunciato tempo fa la necessità di dover privatizzare uno dei servizi a causa delle ristrettezze economiche e dei tagli della Finanziaria, spiegando che non c’erano alternative possibili.
Il gruppo Uniti per Gavirate, però, non ha gradito questa preclusione e accusa l’amministrazione di non aver voluto prendere in considerazione altre ipotesi: «Vane sono risultate le proposte avanzate dal gruppo Uniti per Gavirate volte alla costituzione di una Istituzione, forma giuridica di gestione che avrebbe lasciato la titolarità del servizio in capo all’amministrazione pubblica. Inascoltate sono state, inoltre, le numerose lamentele portate avanti dai genitori. Rigettate, infine, le legittime preoccupazioni dei dipendenti».
Per i Democratici di Sinistra la scelta mira a destrutturare il sistema pubblico di protezione sociale: «Riteniamo, infatti, che il ricorso all’iniziativa privata nella gestione dei servizi alla persona non debba essere sostitutivo della potestà pubblica, ma, invece, ad essa debba semplicemente affiancarsi per meglio garantire il raggiungimento di obbiettivi di efficienza di costo e di servizio.
La totale gestione privata comporterà, inevitabilmente, molteplici rischi: a) la ricerca del massimo profitto renderà economicamente non vantaggiosa per il privato la copertura di richieste di assistenza poste da singoli utenti, lasciandoli soli nelle difficoltà; b) il rispetto dei vincoli economici della convenzione non incentiverà gli investimenti in tecnologie e in nuovi servizi; c) eventuali aumenti dei costi, pressoché inevitabili per via del costante aumento della domanda di assistenza sociale, imporranno tagli al personale e/o ricorso a forme contrattuali atipiche tendenti ad incentivare il precariato tra i lavoratori».
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