Treu: «A maggio la stangata fiscale per artigiani e piccoli imprenditori»
L'ex ministro del lavoro cita i dati di un recente studio di settore.La legge Biagi va solo rivista in alcune parti
Tiziano Treu, ex ministro del lavoro e candidato al senato per la Margherita, non aspetta nemmeno le domande dei giornalisti per calare l’asso dalla manica: lo studio di settore di un prestigioso ufficio studi di Mestre sull’aumento delle tasse dei lavoratori autonomi. «Berlusconi continua a dire che hanno ridotto le tasse. Questo studio di settore, della Cgia che è notoriamente bipartizan, dimostra il contrario. Artigiani e piccoli imprenditori a maggio pagheranno per ogni 516 euro in più guadagnati, 317 euro di tasse».
La sua materia forte – anche perché è un giuslavorista di prestigio- è il lavoro. Sulla legge Biagi è critico, ma non fino al punto da abolirla: «Noi abbiamo regolato la flessibilità perché era un’esigenza del mercato del lavoro, ma ricordo che nel 2000 la quota dell’interinale era solo dello 0, 6 % , e costava di più, e il 90 % erano contratti a tempo indeterminato. La flessibilità introdotta dalla legge 30 ha creato precarietà che è un concetto diverso. Non va cancellata, ma perfezionata. Alcune forme estreme vanno abolite e occorre una riforma di sistema che comprenda anche gli ammortizzatori sociali. Il mercato del lavoro va sostenuto e non trasformato in una cosa da disperati».
Sul resto Treu menziona il programma: almeno 100 mila case di edilizia a prezzi ragionevoli, frutto di un accordo con l’associazione costruttori (Ance); una scuola e una formazione tecnica che soddisfino la domanda delle imprese; un fondo a favore dei giovani che li accompagni alla maggiore età con un minimo di prospettiva; una riforma del credito che possa aiutare imprese e lavoratori, anche perché il suo giudizio sulle banche italiane è caustico: «Se devono continuare così, è meglio che se le comprino gli stranieri».
Sull’innovazione, altra parola chiave di questa campagna elettorale, Treu guarda al modello scandinavo: «Paesi come la Svezia e la Norvegia e soprattutto la Germania dimostrano che l’investimento nella ricerca è fondamentale per continuare a crescere e creare lavoro. Noi non possiamo farlo per le nanotecnologie, perché collegate direttamente agli investimenti militari, ma per tutto il resto sì. Ad esempio, il settore agroalimentare ha proprio nell’innovazione tecnologica il suo punto di forza. Lo stesso si dovrebbe fare per le energie alternative (la Svezia ha dichiarato che entro 15 anni abbandonerà il petrolio ndr) come ha fatto la Germania, che in pochi anni ha creato in quel settore oltre 300 mila posti di lavoro».
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