Contratto Polizia, il Silp Cgil firma ma attacca: “Aumenti insufficienti, perdita di potere d’acquisto”
Secondo il segretario generale Pietro Colapietro il rinnovo non compensa l’inflazione e comporta una riduzione del potere d’acquisto degli operatori. Nel mirino anche gli impegni del governo su previdenza dedicata e specificità del comparto sicurezza
Il nuovo contratto della Polizia di Stato non convince il Silp Cgil. Il sindacato ha annunciato la sottoscrizione dell’accordo per non perdere gli strumenti di rappresentanza, ma contesta duramente i contenuti economici e le condizioni del rinnovo, definendolo «inadeguato» rispetto alle esigenze dei poliziotti.
Secondo il segretario generale del Silp Cgil Pietro Colapietro, l’intesa non risponderebbe alle difficoltà economiche affrontate dagli operatori e non garantirebbe un adeguato riconoscimento al lavoro svolto ogni giorno dal personale in divisa.
«Una firma obbligata per mantenere la rappresentanza»
Il sindacato spiega che la firma dell’accordo arriva in un contesto considerato problematico sul piano delle relazioni sindacali.
«Se oggi ci vediamo costretti a sottoscrivere questo accordo, è unicamente perché l’attuale sistema di relazioni sindacali non ci lascia altra scelta», afferma Colapietro.
Secondo il sindacalista, il mancato rinnovo avrebbe comportato l’esclusione del Silp Cgil dalla contrattazione di secondo livello e la perdita di strumenti utili per rappresentare i lavoratori della Polizia di Stato.
Colapietro richiama anche il tema delle libertà sindacali nel comparto sicurezza, sottolineando come il divieto di sciopero previsto dalla normativa limiti la possibilità di utilizzare uno degli strumenti principali di rivendicazione.
«L’aumento reale non compensa l’inflazione»
Il punto centrale della critica riguarda gli aspetti economici del contratto. Per il Silp Cgil le risorse stanziate non sarebbero sufficienti a recuperare la perdita di potere d’acquisto determinata dall’aumento dei prezzi.
Il sindacato calcola, considerando una previsione prudenziale di inflazione del 6,3% nel triennio 2025-2027, una perdita stimata di circa mille euro per ogni poliziotto.
«L’aumento netto reale, che a fatica raggiunge il 4,6%, è un’elemosina che non compensa nemmeno l’erosione inflattiva», sostiene Colapietro.
Secondo il Silp Cgil, gli incrementi mensili sarebbero di circa 68 euro netti per un agente, 83 euro per un sovrintendente, 89 euro per un ispettore e 99 euro per un commissario.
Critiche anche sullo straordinario
Nel mirino del sindacato finisce anche il capitolo relativo al lavoro straordinario. Colapietro evidenzia come l’aumento previsto per un’ora di straordinario feriale sarebbe inferiore a 90 centesimi lordi, nonostante in passato fossero state annunciate revisioni del sistema.
«Come se non bastasse, il governo si ostina a mantenere la norma che permette di pagare gli emolumenti per il lavoro straordinario anche due anni dopo la prestazione», aggiunge il segretario generale del Silp Cgil.
Per il sindacato si tratta di un elemento che pesa ulteriormente sulle condizioni del personale chiamato a garantire quotidianamente sicurezza e ordine pubblico.
«Impegni senza fondi su previdenza e specificità»
La posizione critica riguarda anche gli impegni annunciati dal governo sulla previdenza dedicata e sul riconoscimento della specificità del comparto sicurezza. «Sono solo manovre dilatorie, prive di fondi e di sostanza», conclude Colapietro, secondo cui queste promesse servirebbero soltanto a rinviare il confronto senza affrontare i problemi strutturali del settore.
Un contratto non sufficiente a valorizzare il ruolo delle donne e degli uomini della Polizia di Stato.
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