Tagli alla cultura, Varese si organizza

Molti i partecipanti al convegno organizzato dall'Arci. Tutti d'accordo: occorre studiare una strategia comune

«La decurtazione dei fondi sa di disprezzo per la cultura. Spingere verso un declino del pensiero, della fantasia e della creatività è da incosciente, da criminale». C’è poco da aggiungere alle parole di Dario Fo. C’è invece molto da fare. Come ha dimostrato il convegno organizzato oggi, sabato 10 dicembre, dall’Arci provinciale di Varese.
Un convegno coraggioso e che per molti dei partecipanti ha rappresentato l’occasione per mettere sul tavolo un’idea diversa, nuova per una città come Varese: unire le forze e predisporre una strategia che renda autonomi e liberi dalle sovvenzioni statali. In poche parole: lo Stato taglia i fondi? E chi opera in questo, già difficile campo, diventi imprenditore di se stesso. Certo, dirlo è più facile che metterlo in pratica, ma è senza dubbio un modo per non piangersi addosso e prendere in mano le redini della situazione.
Tagli di scena”, questo il titolo del convegno dell’Arci organizzato al Teatro Apollonio,  ha ottenuto un successo superiore alle aspettative: tanti i partecipanti, molti gli interventi qualificati. Non sono mancati i rappresentanti della politica (unico limite solo quelli del centro sinistra e della sinistra varesina), ma anche di molti “addetti ai lavori”: Filippo De Sanctis, direttore del teatro, Geppino Materazzi, presidente della cooperativa il Circolo, Andrea Campane, Chicco Colombo, Adriano Gallina, Carlo Scardeoni di Arterigera, Silvia Priori direttore artistico del Teatro Blu di Cadegliano, tanto per fare qualche nome.
Obiettivo appunto quello di lasciare da parte “divismi” e accantonare la sindrome da “primi della classe”, che spesso accompagna chi organizza eventi, e studiare una nuova strategia.

 

«Oggi – ha spiegato Giuseppe Musolino, presidente della Arci provinciale – assistiamo ad un vero e proprio attacco alla cultura e alla conoscenza, ai saperi, attacco che è rivolto a tutti e non solo agli operatori, agli “addetti ai lavori”. 

Il convegno “Tagli di scena” nasce e si muove su due livelli: il primo denunciare senza appello i tagli operati anche con l’ultima finanziaria al Fondo Unico per lo Spettacolo e ai bilanci di Regioni, Province e Comuni; il secondo fare in modo che gli operatori s’incontrino e con loro quanti, a vario titolo, sono interessati al problema. Quindi tutti, non solo gli “spettatori” , o il pubblico o i lettori genericamente intesi. Tutti. Lo scopo era quello di parlare di politica, di programmazione culturale, di problemi e prospettive delle arti, per lo sviluppo e la rinascita culturale ed economica di Varese. 

Un modo per costruire la risorsa “cultura” di domani nella nostra città.
Abbiamo lanciato una sfida dicendo in maniera chiara che fino ad oggi con questa amministrazione, la cultura è stata bistrattata, domani non dovrà più essere così. Con l’impegno di tutti e creando una serie di rapporti si potranno ottenere grandi risultati».

Oltre che elemento di crescita umana e civile, di coesione sociale, la cultura va intesa come “risorsa”, fattore di competitività e di sviluppo anche economico.  Questo è l’altro concetto su cui in vari interventi si è insistito.
«Occorre fare pressione sulle istituzioni perché mantengano gli stessi volumi di spesa – ha detto Stefano Tosi – ma se ciò non dovesse accadere occorre puntare sull’offerta, che sia alta e qualificata che possa metter in moto dinamiche diverse, che sia in grado di aprire le porte anche a finanziamenti europei. Maggiore progettualità, questa è la strada».
Varese come Mantova? La strada è davvero lunga, ma, forse, oggi abbiamo passato il primo casello.

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Pubblicato il 10 Dicembre 2005
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