Picchiato a morte e abbandonato nei boschi, si tratta di un italiano

Identificato il cadavere dell'uomo brutalmente ucciso alla fine di maggio: Francesco Musto di Cogliate, già conosciuto alle forze dell'ordine

Il corpo dell’uomo trovato morto nei boschi di Gerenzano, nella mattina di giovedì 29 maggio, ha finalmente un nome. Si tratta di un italiano, Francesco Musto. La notizia ha preso tutti di sorpresa perchè sembrava ormai scontato si trattasse di un immigrato clandestino in quanto il riconoscimento risultava sempre più difficile.
Musto aveva 40 anni, era originario di Potenza ed era residente in via San Martino a Cogliate, un paese del comasco, al confine con Saronno. Non era sposato ed era già conosciuto alle forze dell’ordine; infatti, aveva qualche precedente per furto.

L’uomo è stato brutalmente ucciso, picchiato a morte con un bastone. In seguito gli assassini hanno cercato anche di dare fuoco al cadavere per renderne impossibile il riconoscimento. Operazione riuscita solo in parte, perché le fiamme si sono spente prima del tempo. Il corpo semicarbonizzato è stato trovato da un dipendente dell’Eni che stava svolgendo dei controlli sugli impianti del gas, i via Lepetit, una zona boschiva del comune. Il corpo era riverso su una via sterrata che si inoltra nel bosco, lontano dallo sguardo di automobilisti e passanti. 

Sul corpo dell’uomo non erano stati trovati oggetti di riconoscimento e nelle vicinanze non è stato trovato alcun mezzo che facesse pensare come l’uomo potesse essere giunto da quelle parti. Gli assassini, infatti, pare abbiano scaricato Musto all’interno dei boschi di Gerenzano per ritardare il più possibile il ritrovamento del cadavere. 
L’automobile di Musto sembra sia stata ritrovata, nei giorni scorsi, abbandonata a Milano e che sui sedili vi fossero ancora diverse macchie di sangue. Resta ancora un mistero, oltre all’identità degli assassini, anche il motivo che può aver scatenato il folle gesto. 

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Pubblicato il 21 Giugno 2003
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