Donne e lavoro, investimenti dalla Regione
150 milioni di euro erogati dal Fondo sociale europeo fra il 2000 e il 2006. Parità nel mondo del lavoro fra uomini e donne, non però per la flessibilità e la mobilità geografica
I sociologi la chiamano "discriminazione positiva", cioè il tentativo di avvantaggiare categorie di persone che in passato si trovavano in una situzione di svantaggio, in questo caso parliamo delle donne lavoratrici
È quello che succede in Regione Lombardia per migliorare la partecipazione delle donne lombarde al mondo del lavoro. Per gli anni 2000-2006 ha infatti programmato un investimento del Fondo sociale europeo (FSE) di oltre 150 milioni di euro, di cui oltre 120 milioni sono già stati impegnati. Il 54% del FSE è assorbito dalla formazione, a vario titolo, delle donne.
Questi dati sono stati illustrati dall’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Alberto Guglielmo all’interno del convegno "Professioni da donna?" che si è svolto ieri giovedì 17 novembre in Regione.
Nel corso del convegno, che è stato organizzato dall’Ufficio della consigliera di parità della Lombardia (ufficio istituito all’interno dell’assessorato), sono stati illustrati i risultati delle ricerche, realizzate, per conto della Regione, dagli istituti Iard e Gender, sulle aspirazioni lavorative delle studentesse e i bisogni delle imprese.
Dalla prima ricerca – realizzata su un campione di circa mille studenti del quarto e quinto anno delle scuole superiori, e 11 imprese delle province di Bergamo e di Monza – emerge che sono le che le ragazze di orientano maggiormente verso i settori della sanità, con il 22 per cento dei consensi, alberghiero (17 per cento), economico finanziario (16 per cento), istruzione (12 per cento) e commercio (11,5 per cento).
I coetanei maschi sono invece attratti soprattutto dal settore finanziario (17 per cento), dal commercio (14 per cento) e dall’edilizia (11,2per cento).
La seconda ricerca si è invece incentrata sul mondo delle imprese, in particolare sull’inserimento di personale femminile in ambienti di lavoro prettamente maschili.
Mentre per quanto riguarda le competenze specialistiche, l’esperienza, la motivazione e l’impegno non si registrano significative differenze tra i due sessi, i temi della flessibilità oraria e della mobilità geografica presentano nonostante tutto difficoltà maggiori per le donne.
Competenze specifiche a parte, per quanto riguarda le nuove "competenze trasversali", fra cui spiccano le qualità relazionali, le donne si mettono in mostra: il mercato del lavoro lombardo riconosce infatti le risorse umane femminili come qualità irrinunciabili per le nuove professionalità.
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