Quando l’arte è ceramica
Renata Castelli da luglio è il nuovo presidente del Museo della Ceramica. In una intervista spiega le prospettive e gli obbietivi della nuova gestione
Una collezione unica, con pezzi di design e oggetti di vita quotidiana, una sede prestigiosa sulle sponde del Lago Maggiore. Il Museo della terraglia di Cerro di Laveno, oggi Museo Internazionale del Design Ceramico, dal 1968, anno di fondazione, custodisce una importante raccolta di opere dal 1800 ai giorni nostri. Un patrimonio importante ma anche un museo con diverse problematiche che negli anni hanno impedito il pieno riconoscimento del suo valore.
Da luglio il nuovo Presidente Onorario sta lavorando in silenzio, ma con una grinta ammirevole, per porre le basi di un nuovo rilancio. Professoressa di lettere ma con un importante bagaglio di studi e di lavoro nel campo della storia dell’arte, Renata Castelli, ha idee molto precise «la struttura museale possiede una ricca collezione ma deve diventare più fruibile al pubblico».
Come è arrivata al Museo di Laveno?
Sono stata nominata Presidente Onorario a luglio ed è stato un amore a prima vista. Il museo ha davvero un patrimonio incredibile che va da piccoli oggetti in terraglia legati all’uso domestico, alcuni degli anni ’20 e ’30, a pezzi di design più contemporanei che portano firme come Andlovitz o Campi. Diversi pezzi sono in deposito presso il museo dalla Richard Ginori e danno un quadro significativo della produzione ceramica italiana.
Lo spazio museale presenta alcune problematiche. Quali?
Innanzitutto non è mai stato fatto un serio lavoro di catalogazione delle opere e non è chiaro il patrimonio complessivo custodito. Moltissimi pezzi sono nei magazzini ed il lavoro di questi mesi è stato proprio quello di verificare opere ma anche disegni rimasti nascosti. La sede museale (uno splendido palazzo tardo-rinascimentale della famiglia Perabò ndr) in quanto struttura storica pone dei limiti anche nell’allestimento, che dovrà essere rinnovato e reso più accessibile al pubblico.
Il suo lavoro va quindi in questa direzione?
Sono convinta che l’elemento prioritario sia innanzitutto valorizzare il patrimonio esistente e quindi una riorganizzazione razionale degli spazi ed un rinnovamento dell’allestimento, che significa per esempio affiancare alle opere didascalie scientifiche ma semplici, realizzare una piccola ed agevole guida del museo e dare importanza a pezzi non esposti. È indubbio che la collezione sostanzialmente di opere in ceramica è particolare ma possono essere date diverse chiavi di lettura e guidare il visitatore attraverso i capolavori. L’obbiettivo è anche quello di coinvolgere maggiormente il territorio creando relazioni con il territorio e con enti quali le scuole, la Provincia e la Regione. È già in previsione una importante collaborazione tra gli studenti del Liceo Artistico di Varese e la Facoltà di design di Milano Bovisa con laboratori di ceramica presso il museo.
La Civica Raccolta di terraglia, nata nel 1968 apre ufficialmente al pubblico nel 1970, comunicando la sua attività con una dotazione di opere in ceramica che ne segna con chiarezza il destino e la vacazione. La maggior parte delle opere provengono dalla raccolta della Società Ceramica Italiana Richard Ginori, dalla donazione Scotti-Meregalli e dalla donazione Franco Revelli e altre donazioni private. La collezione documenta al produzione in ceramica da metà del 1800 ai giorni nostri nell’aerea lombarda. Tra i pezzi più interessanti da segnalare il vaso in stile Liberty eseguito nel 1906 da Giorgio Spertini, esempio eccellente del gusto Art Nouveau. Significativa la collezione di forme e stilemi ideati da Guido Andlovitz a a partire da l1926, oltre ai più recenti pezzi di design di Angelo Biancini e Antonia Campi. Dal 1986 il Museo possiede un laboratorio attrezzato per la realizzazione di ceramica.
Il prossimo anno la città ricorderà i 150 della fondazione della Ceramica di Laveno, una data importante che coinvolge anche e sopratutto il vostro museo. Cosa avete in programma?
Sicuramente accanto al necessario lavoro sulla collezione permanente il Museo ospiterà mostre temporanee, che, come ricordava, saranno anche legate a questa importante data. La prima in programma a primavera sarà dedicata ad oggetti della vita quotidiana. Sono infatti convinta che un’importante collezione di oggetti di ceramica esista fuori dal museo, in tutte quelle case di lavenesi ricche di importanti pezzi ed opere. Rivolgeremo quindi l’invito a tutti i cittadini a prestare i loro pezzi. In estate sarà invece la volta di una mostra dedicata alle lastre di incisione che servivano come base per le decorazioni, la volontà è quella di ristampare quei motivi ed esporre quindi il lungo lavoro che vi è dietro anche ai motivi più semplici. Il museo comunque a dicembre di quest’annp ospiterà, come ogni anno la mostra, sui presepi in ceramica, che per i cittadini è diventato un appuntamento tradizionale.
La costituzione dell’industria ceramica a Laveno risale al 1856 quando le famiglie Carnelli, Caspani e Revelli diedero vita ad una prima manifattura nata con lo scopo di porre sul mercato prodotti in terraglia forte a basso costo. Lo sviluppo avvenne velocemente; nel 1875 la fabbrica occupava quattrocento operai e l’affermarsi sui mercati nazionali ed esteri della produzione indusse, nel 1883, ad assumere la denominazione di Società Ceramica Italiana (SCI), denominazione che verrà mantenuta fino al 1965 in occasione della fusione con la Richard-Ginori. Nel 1886 Severino Revelli abbandonò la SCI e diede vita ad un’altra manifattura: la società Ceramica Revelli, rimasta attiva fino al 1980, anno della definitiva chiusura. il periodo d’oro delle manifatture lavenesi vede ben sei grandi fabbriche, che occupavano quasi tremilacinquecento persone. In seguito, con le prime avvisaglie di difficoltà (anno’60-’70) avviene un notevole ridimensionamento produttivo ed occupazionale.
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