Nuovo ospedale, mancano i soldi per le attrezzature
"Buco" di sessanta milioni di euro per la strumentazione e l'arredamento della nuova struttura. Forse si venderanno la clinica di Velate e il Del Ponte
Il 2006 come traguardo annunciato, poi l’inizio dì aprile come data irrinunciabile per non perdere la possibilità di un grande spot elettorale, ma a sei mesi dall’appuntamento delle “politiche” si scopre che il nuovo ospedale di Varese, orgoglio e vanto della gente formigoniana, resterà una scatola vuota: infatti non ci sono i soldi per acquistare le tecnologie e gli arredamenti. E il “buco” nel programma di finanziamento dell’opera è mostruoso: una sessantina di milioni!
La situazione è drammatica perché non si sa dove reperire i fondi, forse verranno messi in vendita i gioielli di famiglia, cioè la clinica di Velate e l’intera struttura dell’ospedale Del Ponte, c’è chi ha pensato alla eventuale alienazione di immobili all’interno dell’area dello stesso ospedale. E mentre l’inaugurazione del colosso da 200 miliardi rischia di essere un replay del Titanic , la gestione del vecchio “Circolo”, sempre per la mancanza di mezzi e uomini, ogni giorno presenta problemi anche sotto la spinta di sanitari che reclamano attenzione o magari fanno gli esigenti a fronte di una situazione che ben conoscono.
Ma si tratta di rose e fiori davanti al “buco” finanziario che deve essere emerso quando si è cominciato a pensare al trasferimento dei reparti nella nuova sede e perciò si sono fatti i conti al centesimo. Altro che disquisire sul nome del nosocomio e progettare i trasferimenti senza interrompere l’attività: se tutto andrà benei sarà un’altra comica, come quella della Fiera di Milano, inaugurata e poi chiusa. Potremmo anche avere un ospedale nuovo con i problemi del vecchio dal momento che sino a oggi a ogni situazione negativa alla quale non si poteva rimediare da Milano ci si sentiva dire: tutto andrà a posto con l’apertura della nuova sede.
Che cosa sia accaduto, perché al momento non ci siano soldi in cassa e non si prevedano altre disponibilità ce lo dovrebbe spiegare Milano, ma una volta chiarite le ragioni del vuoto di cassa e illustrate le scelte per colmarlo, i dirigenti lombardi della sanità dovranno programmare anche una più seria comunicazione.
Non è pensabile che ci siano sorprese di questo genere per la città e per chi lavora in ospedale. E tutti abbiamo il diritto di conoscere anche i termini della gestione di una struttura da 750 posti quando non ci sono i quattrini per completarla e per gestire dignitosamente il vecchio“Circolo” da 535 posti.
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