Revisioni: artigiani in rivolta contro gli aumenti indiscriminati

Contestazione dell'Associazione Artigiani e di CNA dopo l'aumento della concessione governativa,

Si esaspera ancora la situazione che vuole vedere nella revisione auto un balzello da pagare e non uno strumento attraverso il quale tutelare la corretta manutenzione del parco auto circolante e, di conseguenza, la sicurezza stradale.

Risale a pochi giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che dispone l’aumento della tassa di concessione governativa da 5,16 euro a 7,80 euro, con decorrenza 19 settembre 2005, un aumento che porterà nelle casse dello Stato circa 16 milioni di euro per l’anno in corso.Sempre riguardo agli oneri "aggiuntivi" legati alle operazioni di revisione, nell’ultimo biennio le Poste Italiane hanno incrementato il costo dei bollettini postali di circa il 120%. Senza alcun vantaggio aggiuntivo per gli automobilisti, a fronte di questi maggiori esborsi.

L’Associazione Artigiani della Provincia di Varese e Cna Varese – Ticino Olona ritengono inaccettabile una situazione che vede incrementi di costi che nulla hanno a che vedere con le operazioni di revisione, mentre continuano a non essere ritoccate le tariffe di dette operazioni che, dal 1999 ad oggi, non hanno goduto neppure del semplice adeguamento agli indici ISTAT. Per non parlare poi delle richieste della categoria derivanti dagli investimenti in attrezzature costose ai quali le aziende del settore hanno dovuto fare fronte in questi anni.

«L’allarme – afferma Roberto Ansaldo, referente per la categoria autoriparazione dell’Associazione Artigiani e Presidente nazionale della categoria – è stato lanciato più volte: questo stato di cose favorisce il fenomeno delle "revisioni fasulle" o eseguite in modo approssimativo. I Centri di revisione incassano attualmente 25,82 euro per ogni revisione, cifra insufficiente a coprire il costo del servizio. Se la tariffa non sarà adeguatamente incrementata, pertanto, non saranno più in grado di garantire la qualità ma saranno costretti a contrarre i tempi a scapito dell’accuratezza dei controlli».

«Non solo lo Stato non ha mantenuto le promesse di adeguamento della tariffa dei centri di revisione, che è ormai ferma dal 1999 – afferma Leonardo Dall’Oglio, responsabile regionale Aira/Cna per il settore delle revisioni auto – ma da allora sono stati innumerevoli gli ulteriori obblighi addossati alle aziende: l’adeguamento MCTC-Net, l’aumento dei diritti postali e infine per ultimo l’aumento dei diritti della Motorizzazione civile. Non hanno avuto nemmeno la decenza di riconoscere l’adeguamento Istat, al contrario di quello che accade per le operazioni dovute all’Erario italiano».

Il settore, peraltro, risente della concorrenza sleale ad opera di soggetti che operano in assenza degli idonei requisiti, con l’unico obiettivo di eseguire il maggior numero di revisioni e nel più breve tempo possibile. Ciò è reso possibile dalla totale assenza di controlli a seguito della concessione dell’autorizzazione da parte dell’Organismo preposto, nonostante  lo Stato abbia incassato, dal 1999 ad oggi, circa  670 milioni di euro tra tasse di concessione ed IVA attraverso le revisioni effettuate dai privati.
In Italia la tariffa per le officine di revisione è ferma dal 1999 a 50.000 lire. Gli attuali 25,82 euro contro i 43 della Germania, i 52 della Francia, i 50 della Gran Bretagna ed i 59 dell’Olanda. Bisogna infatti precisare che dei circa 40 euro pagati dal cittadino, ben  15 sono riferiti a tasse e concessioni governative.

I Revisori Auto dell’Associazione Artigiani e Cna sollecitano nuovamente l’emanazione del decreto di adeguamento della tariffa che preveda una giusta remunerazione per gli operatori. L’Associazione Artigiani, che dal Governo non ha ancora ottenuto un cenno di interesse su questa annosa problematica, si riserva tutte le opportune forme di tutela delle aziende associate e della sicurezza degli utenti, ivi compresa la dichiarazione dello stato di agitazione della Categoria.

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Pubblicato il 21 Settembre 2005
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