Tessile varesino, «settore da rianimare»
Un recente studio di settore commentato dall'Api
Una recente indagine condotta dall’ufficio studi di Api Varese per conto di Uniontessile ha nuovamente rilevato l’evidente stato di crisi del settore, che nemmeno le recenti misure straordinarie a sostegno del settore tessile, calzaturiero e meccanotessile, stanziate dal Ministero del Welfare, stanno contribuendo a risollevare.
I trenta imprenditori intervistati, rappresentanti di diverse produzioni (dalle tintorie alle tessiture, dalle confezioni al finissaggio) e di oltre 700 dipendenti, hanno ribadito il difficile momento di questo comparto che gli economisti definiscono maturo e perciò esposto all’aggressione di mercati con potenziali di crescita maggiori.
Ed è proprio la concorrenza straniera che proviene dai paesi dell’area geografica dell’Est Europa, il Sud Est Asiatico e l’India il primo fattore di crisi. Il 30 % degli intervistati indica espressamente nella Cina l’artefice di una “concorrenza sleale” basata su una produzione a basso costo lungi dal rispetto di qualsiasi diritto dei lavoratori, a cui si aggiunge una strategia basata sull’imitazione dei prodotti altrui. Il 6% vede nel dumping, cioè la vendita all’estero di merci a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato interno o addirittura sotto costo, al fine di conquistare il mercato mondiale, come un fattore che aggrava le difficoltà del settore.
Gabriele Zanoni, presidente di Uniontessile Varese, si fa portavoce delle istanze dei suoi colleghi: “Le attuali politiche economiche, nazionali e comunitarie, non sono all’altezza dei complessi scenari dell’economia globale. La confusione che sta regnando a Bruxelles e la divisione tra paesi dell’Europa del nord e del Sud circa il blocco di 80 milioni di capi (pullover, T-shirt, reggiseno etc) in arrivo dalla Cina e fermi nelle dogane europee, è sintomatica.”
“Per far fronte a questa invasione”, continua Zanoni” i nostri imprenditori stanno investendo sia in macchinari sia in sviluppo e innovazione. Da parte governativa ci aspettiamo un bilanciamento tra export e import e una vera politica di sostegno per le pmi, come già più volte Api Varese ha chiesto: un settore che nella nostra Provincia complessivamente (tessile più abbigliamento), ha dimezzato gli addetti ed il numero di unità locali in venti anni (dal 18,9% del 1981 al 9,6% del 2001, per gli addetti, e dal 9,4% al 4,3% per quanto riguarda il numero di unità locali) non merita di essere trattato con tanta leggerezza ”.
Dall’indagine si evince anche la scarsa disponibilità del mondo bancario a sostenere le pmi tessili: negli ultimi due anni l’accesso al credito è diventato più difficile e quando il fido viene concesso i costi ad esso collegati salgono in maniera spropositata.
“Dove sono i milioni di euro promessi dalle banche e da varie nuove fondazioni per il sostegno delle pmi? Il tessile varesino ancora non ha visto niente. Intanto si moltiplicano i seminari e gli incontri che invitano ad andare in Cina, il nostro nuovo Eldorado, la nostra opportunità di rinascere… Sarà, ma mi sembra che l’opportunità sia solo per pochi e ben selezionati. Nel giro di qualche anno la nostra Provincia e la Lombardia subiranno un impoverimento economico e culturale che difficilmente potrà essere rimpiazzato dal mondo dei servizi. Varese non è Rimini!” Conclude Zanoni: “Quanto ancora siamo disposti ad aspettare? I tessili varesini non hanno più tempo, siamo ormai in camera di rianimazione; non crediamo nei miracoli, ma siamo convinti che lavorando insieme con politiche sostenibili e condivise ad ogni livello, da Bruxelles a Roma a Milano, potremmo forse risvegliarci ”
Una nota a margine di tutta la riflessione, però, il Presidente Zanoni la riserva ai nostri politici locali ai quali fa notare “ Il continuo proliferare di nuove rotatorie e fontane e altre opere sicuramente di abbellimento ma non di sicura indispensabilità in tutti i Comuni della nostra Provincia e non solo, danno l’impressione di uno sperpero di denaro pubblico al di fuori di ogni comprensione, visto che poi tali opere vengono regolarmente realizzate sempre poco prima della campagna elettorale… Ora” prosegue Zanoni “noi imprenditori ci domandiamo perché alla vigilia elettorale valga di più costruire una fontana che salvaguardare un settore che per decenni ha provveduto a creare attivo alla nostra bilancia commerciale. Sarà forse troppo chiedere ai politici di usare questi denari per incentivare le imprese o defiscalizzare gli oneri sui lavoratori, oppure essi preferiscono vederci tutti seduti, imprenditori e lavoratori, attorno ai loro monumenti ad elemosinare uno stipendio o una commessa…???”
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
PaoloFilterfree su C’era anche un varesino al summit segreto del miliardario Peter Thiel. Davide Quadri: "Troppo isterismo, solo pensiero alto"
lenny54 su Vestiti usati: anche a Varese il "fast fashion" manda in tilt la raccolta
GrandeFratello su Vestiti usati: anche a Varese il "fast fashion" manda in tilt la raccolta
ClaudioCerfoglia su Viale Aguggiari, il Demanio mette all’asta l’ex stazione del tram: un pezzo di storia varesina in cerca di futuro
pzellner su Tra i rifiuti nel lago di Varese riemergono anche decine di vecchi sci: superlavoro dei volontari alla Darsena di Cazzago
GrandeFratello su Un nuovo parcheggio a Sant'Ambrogio di Varese: è partito l'iter per uno spazio nell'ex campo da basket






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.