In ricordo dell’Eccidio dei Martiri di Fondotoce
Anche l’Anpi alle Celebrazioni, avvenute il 19 giugno, del 61° dell’ Eccidio del 20 giugno 1944
Come ogni anno, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani (A.N.P.I) ha partecipato alle Celebrazioni dell’Eccidio dei Martiri di Fondotoce, il cui 61° anniversario ricorre il 20 giugno. La data dell’eccidio è stata ricordata domenica 19 con una loro delegazione accompagnata anche dall’Amministrazione di Gallarate, rappresentata da una pattuglia di Vigili Urbani con il Gonfalone del comune.
Era il 20 giugno 1944 quando vennero fatti prigionieri quarantatré partigiani sul territorio che oggi prende il nome di Verbano-Cusio-Ossola, luogo in cui si consumò uno dei più violenti massacri da parte delle forze nazi-fasciste contro la Residenza italiana. Per nove chilometri i prigionieri vennero fatti sfilare per le vie di Verbania, umiliati e fucilati dopo essere arrivati in frazione Fondotoce. Si salvò solo uno di loro, Carlo Suzzi, il 43° prigioniero (da qui il nomignolo con cui viene ricordato) e, benchè ferito, tornò in montagna. Carlo Suzzi è ancora vivo ed è residente in Thailandia. Fu recentemente intervistato, ma non potendo affrontare il viaggio per ragioni di salute, ha mandato un telegramma di partecipazione alle Celebrazioni per il 61° dell’Eccidio dei Martiri di Fondotoce.
«Questa celebrazione ha ricordato il sacrificio di coloro che immolarono la propria giovinezza, la propria vita, sull’altare di interessi supremi e non di parte, per la ricostruzione di un’ Italia libera e giusta. Esempio di valori condivisi che permisero il dispiegarsi della democrazia in un Paese che aveva conosciuto per vent’anni solo angherie, soprusi ed infiniti lutti – è il commento ufficiale di ANPI Gallarate – Ed è Esempio e Memoria per le giovani generazioni, che nulla saprebbero del passato se loro non venisse raccontato da coloro che ancora ne sono testimoni viventi, e da coloro che ne hanno raccolto la esaltante eredità. È anche esempio e Memoria per tutti quelli che oggi si affannano in cimenti davvero meno nobili, in una ipocrita ricerca di unità di intenti che si fa sempre più vaga ed effimera, e che assume talvolta i contorni di una voluta disfatta».
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