Giovanna Bianchi al “tele…comando”
La Rai secondo la parlamentare leghista, eletta settimana scorsa nel cda
Quando la notizia della “fumata bianca” è partita, era in Giappone. Una telefonata arrivata con qualche difficoltà per annunciarle che era entrata a far parte del nuovo consiglio di amministrazione della Rai, come previsto. Nessuna sorpresa per Giovanna Bianchi Clerici (nella foto), parlamentare della Lega Nord, ma solo una conferma che al fianco degli altri componenti del cda, ci sarebbe stata lei, unica donna.
I sette eletti la scorsa settimana dalla Commissione di Vigilanza sulla Rai sono oltre alla bustese Giovanna Bianchi Clerici, Sandro Curzi (Prc-Verdi), Gennaro Malgieri (An), Nino Rizzo Nervo (Margherita), Carlo Rognoni (Ds), Marco Staderini (Udc), Giuliano Urbani (Forza Italia). Per completare il cda a nove previsto dalla nuova normativa, andranno aggiunti i due di nomina del ministero dell’ Economia, tra i quali sarà votato dalla stessa Vigilanza, con maggioranza a due terzi, il presidente. Questione di giorni. E di Prodi, che dalla Cina ha fatto sapere che la sua linea resta sempre la stessa: nessun accordo tra maggioranza e opposizione sui nomi fatti per la presidenza e per la direzione generale.
Nuovo cda vecchio sistema, qualcuno dice da “Prima Repubblica”: solita spartizione delle poltrone tra i partiti.
«Fatta alla luce del sole – risponde decisa l’onorevole Bianchi -. La legge Gasparri prevede un lento e graduale avvio alla privatizzazione della Rai e questo cda, in fondo, è di transizione. Sarà nostro compito seguire passo passo questo passaggio storico dopo di che tutto cambierà e saranno gli azionisti Rai a scegliere i componenti del consiglio d’amministrazione. Fino ad allora è meglio che il cittadino sia garantito e tutelato da un regime di trasparenza: io sono una parlamentare leghista e pur essendo giornalista professionista non occupo la poltrona in questa veste, ma prima di tutto in quella di politico. Prima era una farsa: intellettuali e professori erano in realtà simpatizzanti di questo e quel partito messi lì a rappresentarli.
Ripeto: in futuro tutto cambierà».
Come si sente a sedere al fianco di “grandi vecchi” del giornalismo quale Sandro Curzi?
«Nessuna soggezione. Conosco praticamente tutti, molto bene e da tempo. Quattro sono colleghi parlamentari. E poi chiariamo una cosa: di comunicazione e di editoria io mi occupo da anni, sono stata relatrice della legge Gasparri, in qualità di rappresentante della Commissione Cultura. Ma ho anche fatto parte della commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Insomma, credo di avere abbastanza esperienza per occuparmi di Rai».
Primi interventi? La Rai che perde i diritti per i mondiali di calcio o che perde Bonolis?
«Guardi, non entro nel merito. E’ troppo presto e non siamo ancora insediati, mi sembra poco rispettoso nei confronti di chi siede oggi nel Cda. Ma posso esprimere un concetto generale: a mio avviso la Rai deve recuperare il ruolo che ha perso con il tempo, ovvero quello di essere un servizio pubblico. La televisione privata, per certi versi, ha compiti meno onerosi. Il cittadino ha invece il diritto di aspettarsi qualcosa di più dal servizio pubblico, e oggi, va detto, la Rai ha dimenticato un po’ il suo ruolo».
Che è anche quello di “dosare” la “tv deficiente”, come ha detto la moglie di Ciampi.
«Sì, ma non sarei così categorica. La Rai ha come prerogativa di essere generalista e rappresentare un po’ tutti. Il criterio deve, a mio avviso, essere uno soltanto:evitare la volgarità e rispettare i minori. Non per altro io ho chiesto che nella legge Gasparri fosse inserito l’articolo 10 sulla tutela dei minori nella programmazione televisiva».
Qualche speranza per il ritorno di alcuni personaggi censurati che facevano satira in tv?
«Per quanto mi riguarda non c’è dubbio: inutile negare che qualcosa sia accaduto, ma credo che il servizio pubblico debba tornare a garantire il diritto di prendere in giro chi sta al governo come chi sta all’opposizione. Purché si faccia ridere con stile»
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