La benzina è troppo cara? I varesini rimandano il pieno

La situazione è critica e la Faib Confesercenti lancia l'allarme: «O il Governo interviene o la nostra battaglia ricomincerà»

Anche i benzinai hanno imparato a conoscere, e a fare i conti, con la crisi della quarta settimana: se al 21 del mese “i nostri soldi sono già finiti” , il primo giro di vite investe proprio la macchina di famiglia. Nessuna gita fuori porta, al lavoro con i mezzi o in bicicletta, insomma pieno di carburante rimandato, e la soluzione è trovata. Un triste ripiego che lascia l’amaro in bocca a tutti, a chi lo mette in pratica e a chi lo subisce, i benzinai appunto.
Le ultime ricerche sono “impietose” e mettono in luce una situazione davvero critica: ormai il 7% della spesa mensile delle famiglie italiane se ne va in carburante e alla fine dell’anno l’aggravio sui bilanci domestici sarà di 348 euro, in pratica mezzo stipendio. E la nostra provincia non è un caso a parte.
«Il trend negativo è consolidato da tre anni a questa parte – spiega Paolo Longo, presidente della Faib Confesercenti, dal 2002 ad oggi ogni anno abbiamo registrato un meno 12%. E a questo punto non possiamo negare di essere davvero molto preoccupati. Ci rendiamo conto che buona parte della flessione è stata provocata dalla scelta fatta da molti automobilisti di passare dall’auto a benzina al diesel. Ma a parte questa spiegazione il resto del calo è da imputare totalmente all’aumento esponenziale del prezzo della benzina».

E a farne le spese sono anche gli esercenti, come sottolinea Longo: «E’ impossibile ormai per noi calcolare i volumi di benziona erogata, perché cambiano in maniera consistente di volta in volta; questo significa un’esposizione di capitale che alcuni benzinai non possono più sostenere.  E’ vero: la situazione è difficile per le famiglie ma anche noi paghiamo lo scotto di decisioni governative che nessuno ha intenzione di rivedere».

E così la Faib Confesercenti ha intenzione di riprendere la battaglia da dove era stata interrotta; come cinque anni fa riuscì a far passare la linea della carta sconto per i paesi al confine con la Svizzera, così oggi intende chiedere che si rivedano alcuni aspetti della legge. E per questo domani, mercoledì 20 aprile, è stata convocata una conferenza stampa sulla "Rimodulazione della carta sconto benzina": «In sostanza vogliamo che si ricalcolino le accise e che il Governo approvi la defiscalizzazione dei futuri aumenti di carburante, a questo aggiungiamo l’estensione della fascia di confine entro il quale applicare lo sconto benzina».

E in tutta questa vicenda come si collocano i benzinai elvetici? Stanno a guardare, perché il problema non li riguarda affatto.
Come spiega il presidente della Faib: «La Svizzera non ha raffinerie, ovvio no? Quindi il carburante che erogano loro proviene dalla stessa raffineria da cui “pesca” l’Italia, eppure la loro benzina è “più leggera”, in poche parole costa meno. Sempre meno. Diverso il costo all’origine, diverso il prezzo alla pompa». Come conferma anche l’Adoc: secondo un’indagine dell’associazione il prezzo della benzina applicato dalla maggior parte dei distributori italiani oggi è di circa 1.245 euro, mentre in Svizzera è di 1.50 franchi pari a 0.97 euro. Una differenza abissale che la carta sconto può solo leggermente mitigare.

«A questo punto non possiamo più stare a guardare e aspettare che la crisi prenda il sopravvento. Abbiamo bisogno di provvedimenti seri ed urgenti. Molte pompe sono state chiuse, e malgrado questo due dei nostri tre bacini in cui è divisa la provincia di Varese, continuano ad essere in eccedenza per numero di distributori. Solo al confine con la Svizzera c’è ancora lo spazio per aprire qualche nuova pompa di benzina: ma visto come stanno andando le cose sarebbe pura follia».
 

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Pubblicato il 19 Aprile 2005
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