«La Regio Insubrica può diventare il ponte tra Nord e Sud Europa»
Lettera aperta del presidente della Provincia Reguzzoni a tutti i parlamentari eletti nel Varesotto
Studiare una serie di interventi, anche di tipo legislativo, perché la Regio Insubrica – la comunità di lavoro transfrontaliera nata dieci anni fa fra le province di Varese, Como, Verbania e il Canton Ticino – possa acquisire un ruolo più completo nella collaborazione fra realtà amministrative di confine.
E’ la richiesta che il presidente della Provincia di Varese, Marco Reguzzoni, ha avanzato con una lettera aperta a tutti i parlamentari eletti nel Varesotto. La missiva segue un’aperta disponibilità già manifestata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni che ha promesso, sull’argomento, un proprio intervento personale nelle prossime settimane.
Oltre 160 soci – tra questi anche associazioni economiche e di categoria, centri di ricerca universitari, associazioni culturali, comunità montane – la Regio coinvolge anche le Province di Lecco e Novara come componenti “osservatori”.
L’attività di promozione della cooperazione, nata timidamente dieci anni fa, ha via via acquisito spessore, trasformando la “Regio Insubrica” in un laboratorio di cooperazione di un vasto territorio che, se coinvolge due Stati sovrani, rappresenta un bacino in cui i problemi da gestire sono assai simili. Un connubio di valori, modi di sentire, specializzazioni economiche che ha da tempo scavalcato la frontiera e che, con le prospettive di sviluppo future dell’intera regione, trova ancor più ragione di esistere.
«Noi dobbiamo superare l’idea, cambiare l’opinione comune secondo la quale solo gli stati nazionali possono dialogare fra loro escludendo o marginalizzando le comunità locali» chiarisce Reguzzoni. «Penso solo, a titolo d’esempio, a quanto è accaduto tre anni e mezzo fa a Cremenaga quando un tratto di provinciale fu spazzata via dalla furia delle acque del fiume Tresa. Collaborando assiduamente con il Canton Ticino, in pochi giorni riuscimmo a riaprire la strada. L’unico intervento dello Stato italiano fu la richiesta di pagare l’Iva sui massi fluviali prelevati dall’argine ticinese. Per il ripristino completo della strada, essendo necessario un accordo fra i due Stati, la situazione dal 2003 è cambiata poco o nulla».
«Invece la collaborazione lungo la fascia di confine che si va estendendo e interessa diverse materie, dimostra quanto sia fondamentale assicurare ad una istituzione come la Regio Insubrica, una capacità d’azione garantita anche dal punto di vista normativo».
Ma l’intesa fra aree contigue è un progetto che va ben oltre il caso singolo.
«La zona dei laghi prealpini – spiega il presidente della Provincia di Varese – è il cardine di un’intera porzione di territorio lombardo che coinvolge necessariamente la Svizzera attraverso il Canton Ticino. I progetti dei grandi assi di transito, i poli della logistica, l’attenzione che le aziende del nostro territorio stanno sempre più mostrando verso le opportunità offerte dal Ticino, indicano che un rafforzamento dei compiti e delle funzioni della Regio è oggi più che mai necessario. Da qui la mia richiesta al ministro Maroni e ai parlamentari del territorio perché si studino le possibilità di dare alla Regio Insubrica maggiori possibilità d’azione. Da parte mia c’è tutta la volontà di spingere in questa direzione».
Nel rispetto delle competenze di ciascun ente di governo del territorio, infatti, la comunità di lavoro transfrontaliera si presenta sempre più come uno strumento giovane e flessibile di management strategico del territorio. Si superano le logiche localistiche e le differenze diventano fonte di arricchimento e integrazione mentre la cooperazione finisce per rafforzare ciò che accomuna i rispettivi territori.
«Nell’era della globalizzazione – prosegue Reguzzoni – la Regio si presenta come la protagonista dello sviluppo di una realtà locale forte e interconnessa e di una mentalità transnazionale moderna e aperta. La Regio può e deve aspirare ad essere il vero ponte tra il nord e il sud dell’Europa».
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