Parini:«L’Accam è patrimonio di 27 Comuni»

La risposta del presidente di Accam ai Comitati dopo l'infuocata assemblea pubblica di lunedì scorso a Borsano

Riceviamo e pubblichiamo la risposta del presidente di Accam S.p.A. Sergio Parini (foto) ai Comitati cittadini, che nell’assemblea di lunedì 29 novembre, dal
titolo “Accam terra di nessuno?” hanno chiesto la chiusura dell’inceneritore in mancanza della firma della convenzione Accam-Busto.

«Se gli esponenti dei
comitati ritengono di dover far chiudere l’impianto di termovalorizzazione di
Accam, se pensano che questo si trovi in uno stato di illegalità, lo facciano
pure. A oggi Accam non ha ricevuto disdette o comunicazioni di sfratto, ha invece
ottenuto il rinnovo
di tutte le autorizzazioni da parte della Regione. La
chiusura dell’impianto si configurerebbe, quindi, come interruzione di pubblico
servizio
, atto che io, come presidente di Accam, per senso di responsabilità e
per non incorrere in una grave inadempienza non compirò di certo.

E proprio sull’aspetto responsabilità vorrei
richiamare l’attenzione dei comitati; si sono mai chiesti cosa significherebbe
la chiusura e lo smantellamento dell’impianto di Borsano? Cosa significherebbe
per il Comune di Busto Arsizio e gli altri ventisei soci? Sanno i comitati
quanti milioni di euro di perdita patrimoniale dovrebbero ripianare i
ventisette Comuni, ossia i loro cittadini? Dove si porterebbero i rifiuti
prodotti da quasi mezzo milione di persone (fra le quali anche i componenti dei
comitati)? Altro che terra di nessuno, Accam è patrimonio di ventisette comuni
soci, fingere di ignorare la realtà è comodo, conduce a coniare slogan roboanti
e a effetto, ma non può portare ad alcun risultato positivo. Contrariamente a
quanto da più parti espresso, Accam è fermamente convinta della necessità di
una convenzione, come e quanto il Comune di Busto Arsizio. Pertanto anche in
questa vicenda è strumentale inventarsi fantomatiche volontà di osteggiare la
firma di un documento.

Invito, una volta per tutte, a non
considerare Accam un’azienda che opera nel Far West: l’impianto è, giustamente,
sottoposto a controlli continui da parte di numerosi enti (Asl, Arpa, Ispesl e
Guardia di Finanza) e i dati sono trasmessi in Provincia, dati riferiti alle
emissioni sulla cui regolarità invito tutti alla verifica.

È ora di finirla di parlare
di questioni che non si conoscono ascoltando soltanto una campana, spesso
stonata, e contribuendo a creare confusione e allarmi ingiustificati. Il CdA di
Accam, sin dal proprio insediamento, ha dato la propria disponibilità a
discutere di ogni questione, anche ai comitati. A questa disponibilità non è
stato dato riscontro, ma sono stati posti dei veti. È chiaro che questa
situazione può far pensare soltanto a una strategia concepita per far arrivare
a un punto di rottura. Questo è ancor più evidente se si pensa a come, sino a
oggi, Accam abbia accuratamente evitato di scendere in polemiche alimentando
inutili e deleterie contrapposizioni».

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Pubblicato il 01 Dicembre 2004
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