Visco: «La riduzione delle tasse? Solo spiccioli»
Colloquio con Vincenzo Visco, Ministro dell'economia nei Governi dell'Ulivo
E’ Vincenzo Visco, già Ministro delle Finanze nei Governi Prodi e D’Alema e Ministro del Tesoro e del Bilancio nel governo Amato, il protagonista di questa giornata a Varese: personaggio di punta in città di due convegni sulla Finanziaria in un giorno cruciale per il Governo, che dopo settimane di problemi sull’argomento sembrerebbe avere trovato una soluzione.
Con il Ministro economico che aveva portato l’Italia in Europa, e che da tre anni è spettatore di una profonda crisi economica, ci siamo ritagliati prima di questi incontri una conversazione informale, quattro chiacchere su come sta andando l’economia.
Prima di tutto le chiedo di commentarmi la notizia del giorno: la riduzione delle tasse ottenuta da Berlusconi sul suo Governo.
«Guardi, si tratta innanzitutto di una riduzione modesta: investe infatti solo lo 0.4 per cento del Pil mentre noi, nella Finanziaria del 1999 e in quella del 2000 avevamo ridotto le tasse rispettivamente dello 0,55 e dell’1 per cento. Con una differenza sostanziale: che noi i soldi a bilancio ce li avevamo. Penso infatti che anche quello 0.4% promesso da Berlusconi è a rischio: l’unica cosa certamente applicabile delle promesse che ha fatto sono infatti gli aumenti. Aumenti legati poi a bolli, condoni e balzelli vari: tipi di tributi che non solo non agevolano, ma addirittura interferiscono con l’attività economica. Quando eravamo al Governo noi, il nostro programma prevedeva che questo tipo di tasse andasse pian piano a morire. Loro invece non solo le ripristinano, ma sperano di farci più di un miliardo di gettito. Una scelta che non solo è strategicamente poco opportuna, ma è anche aleatoria nel breve periodo. Un esempio per tutti è il condono edilizio proposto per il 2005: non ha avuto successo quest’anno, perchè mai dovrebbe funzionare l’anno prossimo?»
Qual è l’effetto delle proposte di Berlusconi sui piccoli imprenditori, che sono il tessuto di questa provincia?
«La risposta è evidente: nessuno. Ha dato loro solo gli spiccioli. Oserei dire che si tratta di una domanda retorica…»
Ma lei cosa avrebbe fatto?
«Io avrei programmato un abbattimento robusto di costi nel mondo del lavoro: ma è un sacrificio da 4 miliardi e mezzo e ha una prospettiva di due anni.. Si tratta però una manovra fondamentale per ridare fiato all’economia».
Però il capo del Governo ha ottenuto una diminuzione delle tasse…
«Guardi, le mie tasse in effetti si ridurranno di qualche milione delle vecchie lire, le sue tasse pure. Ma per tutti gli altri, che stanno nel mezzo, non servirà proprio a nulla. E d’altra parte persino in America, dove i tagli ale tasse sono stati robusti, non c’è stato quel gran contraccolpo sull’economia… queste erano manovre che facevano ripartire le economie chiuse, ora viviamo in un mondo molto più complesso»
Lei è stato ministro economico in anni difficili, ma di grandi speranze: cosa ne pensa adesso, che sembra rotto tutto?
«Ma no, la speranza c’è sempre… Il problema è che abbiamo perso tre anni. A causa dell’attuale governo, che ha una idea della politica del tutto immaginaria. Loro pensavano che ridurre le tasse e depenalizzare il falso in bilancio bastasse per ridare fiducia alle imprese. Ma la struttura sociale della nazione è molto più complicata di così. Non hanno usato nemmeno l’accortezza di relazionarsi con le associazioni di categoria e le parti sociali, cancellate completamente dall’agenda del governo… Non le hanno nemmeno prese in considerazione, e così il paese si è spaccato».
Cosa bisogna fare, invece?
«Dobbiamo da un lato riprendere il controllo del bilancio: si deve diminuire al più presto il peso del debito, per poter liberare risorse. Dopodichè è necessario uno sforzo di modernizzazione su formazione, università, ricerca per cambiare il mix di offerta economica del paese. Infine bisogna riprendere competitività, riducendo il costo del lavoro, dell’energia, della burocrazia. Cose che noi avevamo iniziato, che si sono fermate per tre anni e che adesso c’è urgenza di riprendere».
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